Mantellassi, una lunga tradizione enologica 215 ettari tra le stupende colline toscane

Due fratelli portavoce delle caratteristiche che contraddistinguono i vini di questa zona e che con gli anni hanno aggiunto a questa azienda (fondata dal padre Ezio e il nonno Aleardo) una sempre maggiore conoscenza, con occhio attento all'integrazione di nuove tecnologie e all'evoluzione del mercato. Nel bel mezzo del momento più atteso e intenso del calendario enologico, in piena vendemmia, incontriamo i Mantellassi. Aleardo è fuori per lavoro, Giuseppe aspetta. La fattoria: 215 ettari incastonati tra colline che si rincorrono in una sequenza di vigneti e di immagini che contribuiscono al paesaggio agrario, in un'area di rilevante interesse archeologico. È una Maremma che si respira nell'aria. Da una parte la struttura iniziale con la vecchia cantina (era nata ancor prima della DOC del Morellino e questo la dice lunga) dall'altra il nuovo complesso: cantina, barricaia e uffici. Fin dall'inizio quello che si percepisce è un forte richiamo al passato e una passione per la terra, il tutto mescolato con intelligenza e innovazione, dalla cura dei vigneti alla cantina. “La vendemmia di quest'anno – ci diece Giuseppe Mantellassi - la prima della nuova DOCG si presenta bella. Gradazioni alte, polifenoli ed estratti sicuramente buoni. Anche se io sono sempre dell'idea che, una volta finita la fermentazione e fatto il primo travaso, a quel punto si deciderà veramente la qualità del prodotto. Con il riscaldamento globale c'è il problema che si arriva ad avere l'uva matura tutta assieme, con questo caldo i frutti maturano alla svelta”. Il Morellino sta vivendo un ottimo momento ed ha un buon futuro. Viene a volte considerato come una moda, starà ai produttori consolidare questa realtà enologica. Circolano delle voci riguardo alla riapertura dell'albo della DOC, che sarebbe un grosso errore. La necessità è quella di fare un assestamento dei vigneti esistenti, anche perchè entreranno in aggiunta le Riserve e alcune vigne non sono ancora pienamente in frutto. É sufficiente una regolazione del patrimonio vitivinicolo. Il segreto per ottenere al massimo la personalità del Morellino? Una resa per ettaro molto bassa. Essendo una zona calda e non piovosa, non avendo molta potenza dal terreno, bisogna tirar fuori il meglio con giusta dose. Riguardo ai vitigni, è nato come sangiovese e deve rimanere tale. Altri vitigni aiutano, però la tipicità non deve essere perduta. Mentore, San Giuseppe e Sentinelle: sono le tre espressioni di Morellino. “Per quanto riguarda i primi due – aggiunge Giuseppe Mantellassi - gli uvaggi sono gli stessi, sangiovese e cabernet. Il primo è il Morellino base, un prodotto piacevole e diretto, adatto a tutto pasto. Il San Giuseppe è una selezione del Mentore. L'enologo, dopo il primo, travaso effettua gli assaggi di tutti i Morellini prodotti e seleziona una certa parte per il San Giuseppe, una selezione organolettica e gustativa, successivamente viene messo in barrique per sei mesi. Le Sentinelle (la Riserva) è un richiamo alle caratteristiche tipiche di questa azienda, 85% sangiovese e 15% alicante che si completa con un periodo di 20 mesi in barrique. Non dimentichiamo che quando è nata la DOC esistevano solamente questi due importanti vitigni. Per questo vino la selezione avviene in vigna, dal momento in cui si pota. Se consideriamo che per gli altri due Morellini la resa per ettaro varia da 70 a 80 quintali, per le Sentinelle si arriva a 40 quintali per ettaro, in annate sfavorevoli naturalmente. L’Alicante è invece un vitigno che si perde nella notte dei tempi, è in Maremma da 400 anni. Mio nonno Aleardo, oltre che essere stato un promotore del Morellino, lo è stato anche per questo vitigno nello scansanese. Ricordo che diceva sempre “Se non si mette un po' di tinto di Spagna non va bene”. Si potrebbe definire un cabernet di molti anni fa. Dà profumo, colore e aggiunge corpo. Il Querciaiola è il nostro alicante in purezza”. Giuseppe Mantellassi parlando del loro lavoro non può che sottolineare come il riconoscimento più bello sia quello che arriva dai clienti. “Il poter toccar con mano la soddisfazione per i nostri prodotti – dice - è la reale conferma dello svolgimento del nostro lavoro e un continuo stimolo a migliorare”. Ma tanta è anche la concorrenza. “La percezione dei vini Maremmani all'estero – afferma Giuseppe Mantellassi - è oggi buona ma ancora c'è tanta strada da fare. Manca una precisa collocazione e una chiara comunicazione per dare un'identità maggiore ai vini maremmani. Io faccio parte del Consorzio Tutela, ne sono un consigliere, e chiedo sempre a viva voce una maggior promozione all'estero. Quello che necessita è un preciso progetto mirato alla promozione da parte delle varie istituzioni”. E passiamo ai vini bianchi: “Proprio quest'anno – afferma - abbiamo registrato un notevole successo riguardo a questa tipologia di vini mai riscontrato in precedenza. Credo che sia un obbiettivo raggiunto dal buon lavoro che abbiamo fatto e dall'ottimo momento che sta vivendo il vermentino maremmano. Noi proponiamo due versioni: il Lucumone, che viene imbottigliato giovane per mantenere la sua freschezza ed i suoi profumi, e lo Scalandrino, che è una selezione e fa una fine fermentazione in barrique. Stiamo facendo anche delle vendemmie notturne, per cercar di portare l'uva fresca in cantina e dare una bella impronta ai vini. Pur essendo una terra da rossi, credo che i vini bianchi troveranno il loro spazio”. Altri vini della produzione Mantellassi sono il Canneto, un sangiovese in purezza ottenuto da un uvaggio di vari cloni. Da dieci anni produciamo un novello, il Maestrale, nato da un'idea di un nostro fratello che è un albergatore di Alassio. “Ne produciamo 12/15000 bottiglie per soddisfare la richiesta dei nostri clienti”. L’azienda Mantellassi per mantenere un alto standard e di penetrazione nel mercato è sempre presente alle manifestazioni dedicate all’enologia. “Le fiere – afferma Giuseppe Mantellassi - sono sempre importanti, da più di venti anni selezioniamo le più valide. Lavoriamo molto bene in America e abbiamo una rete di vendita in Asia: Singapore, Hong Kong, Thailandia e ultimamente anche Cina e Giappone. Il Vinitaly rimane sempre un’importante istituzione, anche se credo potrebbe andar bene in una formula biennale, per ottenere più rilievo e spessore”. I ruoli al’interno dell’azienda Mantellassi sono ben distinti. “Mio fratello si occupa di tutto quello che riguarda l'esterno, da tutte le varie fasi di lavorazione alla commercializzazione. Io seguo il percorso dell'uva fino alla bottiglia finita. La produzione è di oltre 500.000 bottiglie. Siamo supportati da una serie di preziosi collaboratori. Un direttore commerciale segue agenti e estero. Dal 1982 l'enologo maremmano è Marco Stefanini, che per noi è come un fratello maggiore, una persona molto tranquilla con i piedi per terra”. I fratelli Mantellassi non potevano che chiudere questa chiacchierata con un ricordo di loro padre, Ezio Mantellassi, che tra l'altro fu uno degli organizzatori della prima Festa dell'Uva a Scansano. “Mio padre – dice Giuseppe Mantellassi - ha dato molto a questa terra e fatto molte cose. Il ricordo è quello di una persona tenace e attiva, mi rispecchio molto in lui. Ha contribuito molto alla nascita della DOC, è stato anche il primo presidente della Cantina Cooperativa per un anno nel 1978. Quando si dice che questa è un'azienda storica, non è un modo dire, ma una realtà, e devo dire che tutto questo ci viene riconosciuto, sia da parte di colleghi che dall'immaginario collettivo”. Le impressioni che lasciano l’interlocutore dopo la chiacchierata con i fratelli Mantellassi è di semplicità, poche parole; colpisce quell'ironia della quale sono dotati i Maremmani e il tutto condito da un senso di spontaneità che traspare senza forzature. Un genuino entusiasmo con alle spalle tradizioni che sopravvivono. Insomma, tutto quello che occorre per costruire vini autentici, un giusto equilibrio che è piacevole ritrovare nel bicchiere, e non quella troppa tecnologia che a volte prevarica il prodotto.