A proposito di Morellino....
Cantina Cooperativa di Scansano, l’arte del vino
Scansano, un tranquillo borgo medievale posto al limite fra la collina maremmana e la montagna, ha conosciuto nel passato grandi fasti quando lo stesso granduca di Toscana vi trascorreva lunghi periodi estivi di riposo e di tranquillità amministrando senza pericoli per la sua salute queste turbolente terre del suo principato. Il territorio, è quello dei grandi boschi di castagni e di latifoglie sicuro rifugio, per secoli, di emarginati e sognatori che hanno cercato e trovato nell'asprezza dei luoghi isolamento dalla civiltà e dai propri simili. Dicevamo già molti anni fa, che “nel territorio di Scansano, vi è una D.O.C. relativamente recente, quella del Morellino, da tenere d'occhio perchè suscettibile di un grande sviluppo”. Siamo stati buoni profeti se quella stessa D.O.C. è divenuta oggi D.O.C.G. e si presenta sui mercati con tutte le caratteristiche dei vini di altissima qualità.
Il Morellino di Scansano e il ruolo della Cantina Cooperativa.
Il Morellino è un rosso toscano che può essere prodotto interamente con uve di sangiovese grosso anche se sono consentite altre uve (fino al 15 %) di vitigni a bacca nera: Cabernet, Merlot, Alicante e Grenache: si dice "di Scansano", perchè in questo borgo le cui tracce sicure risalgono al XIII secolo, compaiono notizie certe di viti e di vino proprio all'inizio del '200 e del resto il nome stesso della località ha origine d'oltralpe, franca o longobarda. (In alto tedesco "scanc" o in bavarese "scanz", vogliono dire il luogo dove si conserva il vino e, per estensione, la taverna).
Dolci i declivi tufacei, ricordo della non antichissima attività vulcanica dell'Amiata, interrotti da improvvise, profonde forre risultato di un'erosione pluviale spesso implacabile. Ben disposti - quasi tutti rivolti a sud - i vigneti di sangiovese per lo più di recente reimpianto, mentre verso oriente ed occidente sono rivolti gli altri vitigni e verso nord i selvaggi boschi cedui, regno del cinghiale, e gli alti pascoli per gli ovini.
In un momento in cui il ruolo delle Cantine Sociali, che pur ricoprono ancora il 50 % della produzione nazionale, viene messo in discussione, non guasta fare alcune considerazioni sulla valenza sociale e di mercato che ha avuto la Cantina Cooperativa di Scansano, divenuta oggi “Cantina Vignaioli Morellino di Scansano”.
Fondata nel 1972 da 21 soci, ne conta oggi ben 151 di cui la maggior parte sono conferitori di uve Morellino. Divenuta produttiva nel 1977 si è presentata sul mercato nel 1978 con una liquidazione ai soci, per uve acquistate, pari a 21.800 lire al quintale. Nell’ultima vendemmia di cui si hanno i dati, quella del 2006, la liquidazione è salita a ben 157 € al quintale e, parallelamente, la produzione di vino del 1978 che era di 7.500 ettolitri, è salita di oltre il 200 % attestandosi sui 23.000 ettolitri del 2007 .
Da questi dati e dalla conoscenza diretta della volontà e della capacità produttiva della Cantina, si possono azzardare alcune considerazioni.
La prima è che in una microrealtà di alta collina come quella di Scansano (la Cantina si trova a 600 metri d’altitudine), un apporto economico come quello citato è decisivo. Siamo lontani dai grandi flussi turistici e lontani anche da possibilità agricole estensive ed intensive: per il viticoltore locale una rendita media superiore ai 30.000 € all’anno per le sue uve rappresenta già qualcosa di più della semplice sopravvivenza. Oltre a ciò l’esempio della Cantina – che si è recentemente affidata per l’immagine e la comunicazione alla società Simposio di Genova, guidata dal giornalista Carlo Ravanello - è servito da modello in quanto l’arrivo sul territorio di operatori estranei, dovuto a una chiaro richiamo di mercato, non può assolutamente prescindere dall’apprezzamento di tutte quelle scelte colturali e culturali che la stessa Cantina ha testardamente portato avanti nel suo quarto di secolo di attività.
La Cantina Vignaioli del Morellino è in grado oggi di soddisfare sia le esigenze del privato, che delle enoteche e della ristorazione, ma anche della grande distribuzione. La produzione "Doc" propone i vini rossi "Roggiano , "Roggiano riserva", "San Rabano Riserva", "Sicomoro", “Vignabenefizio", e "Vin del Fattore", questi ultimi tutti in bordolese, e i bianchi "Rasenno superiore", "Talamo" e "Bianco di Pitigliano". Anche la produzione "Igt" si divide tra vini rossi ("Novello Saragiolo" e "Scantianum",) e bianchi ("Vermentino" e "Saragiolo bianco"), cui va aggiunto un rosè ("Rosato") prodotto per la prima volta nel 2005.
Il Novello Saragiolo, di cui ne sono state prodotte nel 2006 33.000 bottiglie e che verrà ripresentato nel 2007, è uno degli ultimi nati nella produzione della Cantina ma ha avuto un immediato successo grazie alla sua giovanile fragranza fatta di sentori di frutti del sottobosco e del ricordo prorompente del grappolo. L’uvaggio, composto al 50 % di sangiovese grosso e ciliegiolo, impartisce morbidezza e armonia al tutto attribuendogli caratteristiche di pronta e grande bevibilità.