
INTERVISTA AL RETTORE DE "LA SAPIENZA"
Un nuovo modo di governare. In un anno e mezzo di guida, il nuovo Rettore della Sapienza, l’ex preside della facoltà di Scienze Statistiche, professor Renato Guarini, ha rivoluzionato la vita del primo ateneo della Capitale. Che, da università più grande d’Europa con 145 mila iscritti, rischiava di rimanere intrappolata nelle sue misure. L’amministrazione nel nome della collegialità ha risolto molti problemi organizzativi e, di fatto, migliorato la vita quotidiana nelle sue ventuno facoltà. I primi a beneficiarne sono loro: gli studenti. Che oggi si sentono più vicini alla Sapienza e, nonostante la differenza di età, al loro Rettore, un amante degli eventi culturali.
Tra Verdone e Baglioni, notti bianche e estati che aprono le porte ai cittadini con feste e arene cinematografiche, la Sapienza è diventata “la piazza” di tutti. Professor Guarini, come è cambiata la Sapienza da quando è stato eletto?
Ricoprire il ruolo di Rettore de “La Sapienza” è un grandissimo
onore, ma anche un’enorme responsabilità. Così
ho vissuto questo anno e mezzo, sapendo che le sfide per
il futuro di una comunità dove vivono e lavorano oltre 14
mila persone e studiano, si formano per la vita circa 145
mila ragazzi, sono imponenti.
Ecco perché ho subito cercato di “snellire” l’organizzazione,
levando i passaggi intermedi e rinunciando con piacere
alla burocrazia che è il male di tutte le grandi istituzioni.
C’era solo un modo per realizzare questo obiettivo: delegare.
Nel mio team lavorano undici persone, che hanno incarichi
ufficiali e sono delegati all’amministrazione di aree
di interesse: c’è la delega agli studenti, quella all’edilizia, per
i rapporti internazionali e così via. In questo modo siamo
riusciti ad avvicinarci a chi vive nella nostra università.
L’altra cosa che mi interessava fare era aprire la Sapienza
alla cittadinanza, sposando quello che è un po’ l’insegnamento
del sindaco di Roma, Veltroni. Così la nostra università,
per la prima volta ha aperto le sue porte alle iniziative
dell’estate romana, diventando “piazza” di svago e
consumo culturale. Così abbiamo ripetuto l’idea della
“notte bianca” con “l’equinozio dei saperi”. I movimenti
studenteschi dicono che li abbiamo copiati e forse è vero:
in fondo è dai giovani che bisogna imparare.
Sul piano personale, ora che sono Rettore mi manca molto il
rapporto diretto con gli studenti Quali sono gli obiettivi più
importanti del suo programma?
Al momento attuale sono stati nominati i presidenti degli
organi collegiali dei cinque atenei (Dierna, De Luca, Lampariello
e Campelli) e direi che siamo in dirittura di arrivo.
Individuati i cinque professori che faranno da referenti istituzionali
ad ognuna delle mini università, il più è fatto. Alla
base di questa riforma c’è, ancora una volta, la volontà primaria
di decongestionare l’attività, delocalizzando le funzioni.
La creazione degli atenei federati come strategia di
decongestionamento è esplicitamente indicata nello Statuto
de “La Sapienza” del 1999.
La Sapienza sarà oggetto di una riqualificaziona
spaziale: sorgeranno nuove strutture fuori
dalla città universitaria e le aree interne verranno
nuovamente dimensionate. Ci descriva
il piano edilizio.
Per avere un’idea di quello che sta per accadere basti pensare
che la superficie odierna di pertinenza del nostro ateneo
è di 439 mila metri quadrati che tra sei anni saranno
diventati circa 600 mila e tra otto potrebbero diventare
addirittura 800 mila. Il piano per l’edilizia, messo a punto
dal Prorettore delegato, il professor Roberto Palumbo,
preside della facoltà di architettura, prevede di interessare
diverse aree della città, limitrofe all’università, ma anche dislocate
in altri quartieri più distanti. Così, si partirà con la
pedonalizzazione del Piazzale della Minerva e la contemporanea
costruzione di un posteggio interrato e nel quartiere
San Lorenzo, con la predisposizione delle sedi per le
presidenze degli Atenei Federati nell’edificio dell’ex Regina
Elena, con una foresteria in via Volturno e con la nuova sede
di scienze della comunicazione nell’ex zecca, all’Esquilino.
Altri edifici dismessi diverranno nuove sedi universitarie:
le ex Poste e la vetreria
Sciarra. Ulteriori interventi
sono previsti lungo la direttrice
Tiburtina- Prenestina,
con la Snia Viscosa, che da
centro sociale diventerà una
residenza per studenti con
200 posti letto, ma soprattutto
con il grande campus
di Pietralata, che potrà ospitare
circa 2500 persone. Ci
sono poi la direttrice nord,
che vedrà interventi nell’ospedale
S. Andrea, a Tor di
Quinto, nel complesso Santa Maria della Pietà e nel Borghetto
Flaminio. Senza contare l’ampliamento del polo di
Latina e la ristrutturazione del complesso di Madonna delle
Rose.
Ci sono novità sui servizi offerti agli studenti?
Bè, abbiamo introdotto l’iscrizione part-time che ha avuto un discreto
successo: gli studenti che ritengono di non poter terminare il corso
di studi nei tre anni previsti, siglano una sorta di patto con “La Sapienza”
al momento dell’iscrizione e possono beneficiare di una riduzione delle
tasse. Stiamo creando un servizio di assistenza psicologica per gli
iscritti, per combattere la tendenza all’abbandono. Ed è cosa di questi
giorni la promulgazione della “Carta degli studenti”, un vero e proprio
manifesto dove sono indicati diritti e doveri di chi è iscritto alla
Sapienza, curata dal professor Pietro Lucisano, delegato alle politiche
per gli studenti. Anche quest’anno si ripeterà l’esperienza che ci coinvolge
nella manifestazione dell’estate romana “Notti d’estate alla Sapienza”,
dal 2 al 21 luglio, con spettacoli di musica e teatro realizzati, tra
gli altri, da compagnie universitarie tramite un bando di concorso.
Per non parlare delle mille iniziative che ci portano a ospitare personaggi
del calibro di Dario Fo, Claudio Baglioni, Roberto Vecchioni e Carlo
Verdone. Trovo sia molto stimolante proporre agli studenti questo tipo
di contatti e credo che sia importante aprire le porte della nostra
università: vogliamo consentire agli studenti, ma anche ai cittadini
in generale, di “riappropriarsi” di questo come un luogo di aggregazione
e di consumo culturale.