Ponte Milvio, che storia

Dal 534 a.C.. un passaggio strategico sul Tevere. I romani nel Medioevo lo chiamavano Mollo per le sue cattive condizioni. Tanti restauri: l’aspetto di oggi risale al 1850

Il suo nome lo si deve alla gens Mulvia. Il disegno attuale è quello di Giuseppe Valadier

Ponte Milvio, anche se non li dimostra, ha più di duemila e cinquecento anni. E ne ha passate davvero tante. Oggi è lungo 132 metri e largo 15. La prima struttura, molto probabilmente in legno, sembra risalire al 534 a.C. Il nome lo si deve a quello della famiglia che lo fece costruire: la gens Mulvia. I romani lo hanno anche chiamato, a lungo, Ponte Mollo e non è chiaro se fosse, questo appellativo, una volgarizzazione dialettale di Mulvius o se, secondo le leggende popolari, il nomignolo Mollo dipendesse dalla sua instabilità (molleggiava…) o dalle pessime condizioni in cui spesso, durante la sua esistenza, s’è venuto a trovare nonostante i numerosi restauri. Nel 109 a.C., per volontà del censore Marco Emilio Scauro, fu ricostruito in blocchi di peperino e travertino, di cui restano soltanto i basamenti dei quattro piloni. Nel 1450 papa Nicolò V ristrutturò la torre, già esistente ai tempi di Aureliano (fine II secolo), fortificandola. Nel 1457 papa Clemente III completò i lavori facendo sparire le parti in legno, abbatté il Tripizzone, ossia un fortilizio triangolare all'imbocco nord del ponte, e portò a termine la ricostruzione dell'antica torre di guardia.
Il Ponte come lo vediamo oggi risale ai primi dell’Ottocento. Pio VII, nel 1805, su disegno di Giuseppe Valadier, sostituì con archi in muratura i due ponti levatoi in legno, costruiti intorno al VI secolo d.C. per limitare le frequenti invasioni della città, ed aprì un varco nella torre medievale. Il ponte, fatto in parte saltare da Giuseppe Garibaldi nel 1849 per ostacolare l'avanzata dei Francesi, fu restaurato nel 1850 da Pio IX.

La statua dei segreti
Sul lato di viale Tiziano ci sono due statue: l'Immacolata del Pigiani (1840) e San Giovanni Nepomuceno del Cornacchini (1731). Questo boemo, santificato dopo essere stato annegato nella Moldava su ordine di re Venceslao IV, è protettore di chi ha a che fare coi fiumi. Si dice anche che protegga i segreti: la statua è accompagnata da un puttino con l'indice della destra sulla bocca quasi per invitare al silenzio.