Cantina
S. Michele
È da anni in pianta stabile nell’Olimpo dell’enologia, grazie a una linea di vini bianchi d’eccellenza e una selezione di vini rossi sempre più importanti. Si può fregiare di riconoscimenti di assoluto prestigio, fra i quali spicca il premio “cantina dell’anno 2000” assegnatole dalla guida “I vini d’Italia” del Gambero Rosso, la “bibbia” del settore, nel cui contesto il Kellermeister, Hans Terzer, è stato indicato come uno fra i migliori winemaker del mondo. Unica cantina italiana premiata ininterrottamente con i “Tre Bicchieri” del Gambero Rosso da 11 anni (per il Sauvignon Sanct Valentin), ha fatto conoscere i vini dell’Alto Adige in Italia, e non c’è ristorante o enoteca di livello dal Piemonte alla Sicilia che non abbia almeno uno dei suoi vini in carta. E poi i numeri: 350 ettari coltivati, 355 soci, 2,5 milioni di bottiglie vendute all’anno. Punta di diamante del sistema cooperativistico dell’Alto Adige, la Cantina San Michele Appiano combina sapienza antica e innovazione. A partire dalla materia prima Hans Terzer ha rivoluzionato il sistema di conferimento delle uve da parte dei soci premiando la qualità esaltata poi da un accorto lavoro in cantina. Qui nascono le tre linee di produzione: classica, cru e Sanct Valentin. Quest’ultima assoluta traduzione enologica dello stile altoatesino dei vini bianchi che fonde freschezza, profumi, maturità e struttura – da citare il mitico Sauvignon blanc, il Pinot bianco, il Pinot grigio, lo Chardonnay, il Gewürztraminer. Una linea che accoglie sotto il proprio luccicante mantello anche rossi quale Pinot nero, Cabernet Sauvignon, Lagrein e Merlot. Alla base di questo successo c’è stato e c’è il lavoro nel vigneto: zonazione, diradamento delle rese, cura assoluta della vite. E tutto questo su vasta scala. Insomma qualità che vuole sposarsi con diffusione, vale a dire con produzioni non limitate per soddisfare le crescenti richieste del mercato. Testimonianza del successo riscosso, i contesti internazionali in cui l’azienda continua a ottenere successi come i mercati tradizionali dell’area tedesca - Germania, Svizzera, Austria –, e a far breccia in realtà di relativamente recente ingresso nel circuito enologico mondiale – Stati Uniti, Australia – ma anche frontiere poco esplorate e dalle intriganti prospettive, quali Estremo oriente (Giappone), America latina (Brasile), Paesi arabi (Dubai), Paesi dell’Est europeo (Russia, Polonia).
