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IL SISTEMA ECONOMICO FIORENTINO EVIDENZIA SINTOMI DI RIPRESA

Il dato statistico-economici della provincia di Firenze indica per l'anno 2004 un incremento del valore aggiunto intorno all'1,1%, lievemente inferiore a quello della Toscana e del Paese. Dal punto di vista della formazione del prodotto, i settori delle costruzioni e quello dell'agricoltura hanno mostrato una dinamica espansiva più accentuata; è stata del tutto deludente l'evoluzione del settore dei servizi su cui ha pesato la debolezza delle attività turistiche provinciali. E' segnalato un miglioramento delle esportazioni dei nostri manufatti (+9,9%). Anche il "sistema moda" ha fatto registrare un incremento delle esportazioni dell'8,7%, con una percentuale sul totale delle esportazioni del 42%. Lievemente corretto il bilancio per l'occupazione nella provincia di Firenze: l'occupazione progredisce in misura modesta (+0,8%), inferiore rispetto a quella d’altre aree del Paese. Per il comparto manifatturiero non si sono registrati significativi progressi a livello di produzione e di fatturato: nel 2004 nell'industria è stimata una crescita dell'1,1-1,2%. Delicata la situazione produttiva del sistema moda, nonostante qualche accenno di ripresa degli ordinativi esteri; nella metalmeccanica, i maggiori progressi si registrano per l'elettronica ed i mezzi di trasporto. La spesa per investimenti mostra un deciso miglioramento (+ 4,0%) rispetto l'anno scorso (-1,8%), con un'inversione di segno espressiva. Permane delicata la situazione nell'artigianato con tassi di variazione negativa sia della produzione (-5,5%) che dei servizi (-3,9%). Deludente anche l'andamento delle attività terziarie: le stime indicano per il commercio al dettaglio in sede fissa alla fine dell'anno valori di segno lievemente negativo: -0,4% per l'alimentare e -0,2% per il non alimentare. Per le attività collegate al turismo, si registra una sostanziale tenuta delle presenze dei flussi turistici nazionali; in flessione il dato sulle presenze dall'estero (-1,5-2,5%), più marcata per le componenti francesi, inglesi e statunitensi: su quest'ultima ha pesato anche il non favorevole rapporto di cambio euro-dollaro.