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LE IMPRESE TOSCANE SFIDANO LA GLOBALIZZAZIONE
Ricerca, sviluppo e innovazione,
ma anche capacità creativa per combattere gli effetti
della concorrenza mondiale. Il 2005 potrebbe segnare una svolta
per le Pmi della nostra regione
I
risultati del primo trimestre non sono certo incoraggianti
per l'economia toscana. Sono molti i comparti in flessione:
edilizia e artigianato frenano, mentre perdura lo stato di
crisi del settore tessile, che sembra ormai aver ceduto il
testimone al turismo nel ruolo di volano. In questo scenario,
che fa registrare anche un calo dell'occupazione, le piccole
e medie imprese stanno sempre più spingendo i motori
verso ricerca e sviluppo per uscire dall'angolo nel quale
la concorrenza globale (soprattutto asiatica) le ha costrette
negli ultimi anni.
I dati statistici del Comune di Firenze sulle forze di lavoro
nel primo trimestre 2005, resi noti a inizio del mese, ci
restituiscono una fotografia zeppa di ombre anche sull'economia
del capoluogo: il tasso di disoccupazione è in aumento,
sono in calo i settori industriali, delle costruzioni e del
commercio. "Siamo all'arrivo di un processo recessivo
anche nella nostra area e bisogna capire come si reimposta
una strategia di innovazione e di sviluppo ha commentato l'Assessore
allo sviluppo Riccardo Nencini; secondo il sindaco Leonardo
Domenici invece, occorre unire forze, risorse ed energie senza
cadere nella tentazione di ripiegarsi su se stessi, ma dialogando
e facendo squadra su obiettivi condivisi; puntare sull'innovazione
e lavorare per coinvolgere nuove capacità, che vengano
anche da fuori, puntando sulla capacità di attrazione
di Firenze".
E mentre sul fronte occupazionale si cerca la ricetta giusta
per uscire dalla crisi generata da processi di delocalizzazione
da parte delle industrie da una parte, e dalla congiuntura
ancora fortemente negativa per il commercio dall'altra, gli
imprenditori cercano il rilancio anche grazie alla creatività,
da sempre patrimonio genetico nazionale, che oggi riemerge
per ridare fiato e speranza in una situazione difficile sì
a livello locale, ma che si inquadra in un ristagno che è
nazionale e più ancora, europeo.
Tra gli osservatori, domina da qualche tempo l'idea che la
vitalità di una impresa e del sistema economico della
regione, intesa come attitudine a competere, dipendano strettamente
dalla capacità di stare al passo con i processi dell'innovazione.
Una nuova idea si sta però facendo strada. Non sempre,
infatti, si considera che insieme all'innovazione tecnologica
dei prodotti e dei processi, c'è un altro tipo d'innovazione,
ugualmente importante se non vitale: l'innovazione formale,
data dal mutamento di forma dei prodotti. Questo secondo tipo
d’innovazione è decisiva in campi produttivi
come la moda e i beni ad elevato contenuto di design (ad esempio
arredamento e gioielli). In questi campi, che vedono in prima
fila molte delle Poi toscane, l'innovazione non dipende tanto
da fattori ingegneristici, ma molto più da fattori
volatili come creatività e senso estetico: in altre
parole, dal genio italico, lo stesso che dette vite nel Cinquecento
al Rinascimento.
Il modello dei sistemi territoriali di piccola impresa è
oggi in difficoltà davanti agli implacabili processi
della globalizzazione. Per quanto riguarda sviluppo e ricerca
tecnologica, la grande impresa può affrontare al meglio
la sfida dell'innovazione in questo contesto, mentre le piccole
imprese si trovano in difficoltà per la mancanza di
strutture e risorse. Le numerose iniziative a sostegno del
rinnovamento delle Poi anche nella nostra regione dimostrano
quanto il problema è sentito. Occorrerebbe però
- questo imputa che arriva da alcuni ricercatori economici
- unire le possibilità fornite dallo sviluppo innovazione
tecnologica, a sforzi che andassero nella direzione dell'innovazione
formale. Proprio la progettazione dei prodotti, soprattutto
di quelli ad elevato contenuto d'immagine, sembra, infatti,
l'arma decisiva nella battaglia della competizione e del controllo
dei mercati internazionali. Un esempio in questo senso può
venire alle Poi proprio dalla grande impresa, che soprattutto
nella moda e nell'arredamento, mantiene il più stretto
controllo su progettazione e commercializzazione, mentre tende
a decentrare le fasi della produzione materiale dove il costo
della manodopera è più basso.
Tornando alle “note dolenti” con le quali è
inevitabile oggi fare i conti, le amministrazioni della Toscana
si propongono nei prossimi mesi di accelerare sulle dinamiche
ed i processi della nostra economia territoriale, tenendo
sotto controllo la presenza nel nostro territorio di imprese
multinazionali, monitorando e lavorando al miglioramento dello
stato delle condizioni di lavoro, quindi anche della qualità
e la sicurezza di cantieri e fabbriche. Anche la sicurezza,
infatti, può a buon diritto entrare in un ragionamento
che conduca le imprese toscane in un ambito di eccellenza
in grado di rilanciarne l’immagine, e di mettere in
condizione gli imprenditori di vincere le prossime sfide dei
mercati.
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