Il vento è cambiato: l’economia toscana verso il rilancio
Il 2005 ha segnato la stazione finale del ciclo recessivo. Gli indicatori tornano col segno più.
Prato e Arezzo, il tessile, l’artigianato e la vendita al dettaglio sono solo alcuni dei comparti
che tornano in crescita. Innovazione e ricerca le chiavi per vincere la sfida del mercato globale


Le perduranti difficoltà tra la fine del 2005 e il primo trimestre 2006 non hanno impedito agli osservatori più attenti di cogliere forti segnali di ripresa per l’economia nella nostra regione: quasi una nuova primavera, con il tessile pratese e l’oreficeria aretina a fare da traino. Un fermento che origina dalla voglia delle aziende di misurarsi “alla pari” con il mercato globale, dopo averlo subito negli ultimi anni (con l’aggravante della congiuntura internazionale post 11 settembre 2001). Il 2005 è finito registrando un calo del Pil regionale dello 0,2%; chiusura di un quadriennio definito a ‘’crescita zero’’. Il 2006 dovrebbe essere caratterizzato da una bassa crescita, che potrebbe dare il via a un ciclo espansivo, seppur debole, che inizierebbe a esprimersi a partire dal 2007. E’ questa la radiografia dell’ economia toscana tracciata dall’Irpet (Istituto regionale programmazione economica Toscana). Migliori i dati toscani sull’occupazione per quel che riguarda il tasso di disoccupazione: il dato regionale nel 2005 è stato del 5,5%, contro il 7,5% a livello nazionale, anche se il dato va mitigato con l’osservazione del contemporaneo aumento del lavoro flessibile e precario. Il 2006 è ancora caratterizzato da bassa crescita (0,7%, in linea con il resto del Paese la previsione), mentre a partire dal 2007 l’aumento del Pil potrebbe tornare attorno all’1,5% annuo, trainato dall’espansione sia delle esportazioni (ma le importazioni potrebbero aumentare ancora di più), che dalla domanda interna, soprattutto per consumi privati e investimenti. Alla base dello stallo di questi ultimi anni, le difficoltà sui mercati internazionali, visto che le esportazioni continuano a diminuire dopo la breve parentesi del 2004. Il commercio mondiale ha, in effetti, rallentato il proprio ritmo di crescita, ma è rimasto estremamente dinamico, e il dollaro si è solo lievemente rivalutato. Tuttavia, da un lato la crescente concorrenza dei paesi asiatici e, dall’altro, l’aumento del prezzo del petrolio hanno frenato le possibilità di espansione della nostra economia. Insomma, la crisi continua a farsi sentire ma cresce la fiducia delle imprese. Sul fronte dell’artigianato, i dati attesi per il primo semestre 2006 parlano di un aumento medio di fatturato dell’ 1,5% e del 18,2% degli investimenti. Secondo un rapporto realizzato da Unioncamere Toscana in collaborazione con Irpet basato su un’analisi condotta su un campione di 6100 aziende, nel 2005 l’artigianato toscano ha complessivamente perso il 4,4% a livello di fatturato. Gli unici settori in positivo sono la cantieristica (+6,3%) e la pelletteria (+1,2%), mentre in forte crisi restano la ceramica (- 11,3%), il vetro (-8,1%), l’ oreficeria (-7%) e soprattutto il sistema moda (-7,2%) con il tessile in calo del 10,3% e le calzature del 16,5%. Eppure, è proprio dal distretto del tessile pratese e da quello aretino dell’oreficeria che arrivano le indicazioni più incoraggianti: investimenti in crescita in innovazione e ricerca mostrano chiaramente che la voglia di riscatto delle imprese si sta concretizzando. Anche per quanto riguarda il panorama globale dell’artigianato, la nota positiva giunge dagli investimenti che sono stati effettuati dal 18% degli artigiani. “L’attuale andamento del comparto - secondo Marco Baldi, presidente di Cna Toscana segna una sostanziale tenuta, anche se con qualche perdita in termini occupazionali. Per il futuro però si può ben sperare. “L’aumento degli investimenti e della produttività - dice Fabio Banti, presidente di Confartigianato Toscana -, se confermati dai dati del primo semestre del 2006 danno buone aspettative”.