Caffé: una lunga storia d’amore

La nera bevanda è stata spesso protagonista sul palcoscenico.
Un cammino profumato e leggendario dal 1000 a.C. ai giorni nostri.

a storia del caffè è davvero lunga. Si parla di un cammino iniziato intorno al 900- 1000 d.C.e continua ancora oggi con il caffè divenuto fenomeno di costume, simbolo della socialità (e noi italiani che amiamo consumarlo in compagnia lo sappiamo bene),e bevanda che desta un grande interesse scientifico. Il caffè è giunto fino a noi seguendo le rotte delle navi, quelle stesse rotte che hanno portato in Europa tanti altri prodotti e cibi sconosciuti e come sempre succede in questi casi, la tradizione popolare e le leggende si intrecciano con la realtà narrando storie più o meno veritiere intorno alle origini ed alla diffusione di questa bevanda.Per alcuni studiosi esisteva già ai tempi di Omero e lo si beveva a Troia. Questa è soltanto una delle tante tesi legate all'origine del caffè,se volessimo seguire le varie storie ci perderemmo in una grande quantità di storie conosciute. Possiamo affermare che già a partire dal 1454 nell'odierno Yemen era consuetudine sorseggiare il caffè ed il governo ne approvò il consumo lodando le sue qualità corroboranti contrapposte a quelle soporifere del qat o kat,bevanda diffusa su tutto il territorio nazionale. Da qui partì una vera e propria diffusione che toccò le coste del Mar Rosso, La Mecca e Medina fino ad arrivare al Cairo incontrando un ampio favore dei popoli arabi favorito anche dal divieto del Corano di bere vino che trovò immediata sostituzione proprio con il caffè assumendo l'appellativo ancora oggi valido di "Vino dell'Islam". Ma il caffé ha profondamente permeato del sua aroma la nostra cultura, basta pensare alle tante opere letterarie, teatrali e cinematografiche dove la nera bevanda è protagonista. Nel 1750 Carlo Goldoni scrive "La Bottega del Caffe'". Nel 1761 l'abate Pietro Chiari scrive un dramma dal titolo "Il caffe' di campagna, dramma giocoso da presentarsi in musica nel teatro Giustiniani di San Moise l'autunno dell'anno 1761 dell'abate Pietro Chiari poeta di S.A. S. il signor Duca di Modana". Nel 1850 a Napoli, viene rappresentata "Una bottega di caffe'". Nel 1931 viene rappresentato per la prima volta "Natale in casa Cupiello" di Edoardo De Filippo: nel primo atto il risveglio del protagonista Lucariello e' reso amaro dalla pessima qualita' di caffe' che la moglie Concetta gli prepara:" È nu poco lasco ma e' tutto cafè" biascica Concetta. E Luca indignato: "Ma perche' vuoi dare la colpa al caffe',che in questa tazza non c'e' mai stato!". Nell'opera "Questi Fantasmi" del 1946 E duardo si diletta in un vero e proprio discorso sul caffe' e sul modo di prepararlo. Nell'opera "L'elisir d'amore" di Gaetano Donizetti l' "aria finale" del secondo atto cosi' recita: " Egli e' un'offa seducente pei guardiani scrupolosi e' un sonnifero eccellente per le vecchie, pei gelosi; da coraggio alle figliuole che han paura a dormir sole; svegliarino e' per l'amore piu' possente del caffe'."



Caffen la tradizione del caffé come Napoli comanda
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Dal Fondatore Don Luigi Percuoco alla figlia Assunta la storia di una famiglia e di una grande azienda napoletana.

Il caffè, più che una semplice bevanda è un rito sociale, un piacere quotidiano che apre alla vita; una passione tutta napoletana che ha superato i confini locali conquistando il mondo.Proprio da questa grande passione per il caffè nasceva mezzo secolo fa, l’azienda Caffen nel cuore dell’antica città partenopea. Il suo fondatore, il napoletano Don Luigi Percuoco miscelava insieme varie qualità di caffè crudi provenienti dalle migliori piantagioni del mondo e le tostava secondo questa antica tradizione napoletana. Per coloro che non conoscono questa procedura sintetizziamo dicendo che il caffè crudo, di colore verde, viene posto all’interno di una macchina torrefattrice dove avviene la tostatura, ossia la cottura, dei chicchi. E’, infatti, la tostatura il momento più importante per ottenere un’ottima miscela di caffè. Successivamente il caffè viene raffreddato in una apposita vasca e subito dopo, immagazzinato nei silos per la stagionatura.
Il risultato di questo processo così accurato è una miscela di caffè di alta qualità dai caratteristici chicchi colore “tonaca di monaco”. La signora Assunta, che ha ereditato l’azienda Caffen da papà Luigi, continua con passione ed entusiasmo questa attività conservando gelosamente i segreti tramandati che assicurano ai consumatori un caffè di grande qualità dal gusto inconfondibile, tipico della migliore tradizione napoletana.