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Editoriale:
super-euro
Il dollaro in ribasso
spaventa le «griffe»
Il
dollaro in ribasso rispetto al cambio con l’euro (basti dire,
tanto per mettere un paletto indicativo all’inizio dell’ultima
settimana di questo mese, che è stato stabilito il record
di un euro per 1 dollaro e 197) sta spaventando non poco tutte le
grandi case di moda, i cosiddetti «big del lusso», sia
italiani che europei. La debolezza del biglietto verde - quasi certamente
manovrata da quella vecchia volpe di Allen Greenspan, direttore
della Federal Reserve - non consente alle grandi case di moda e
accessori di aumentare i prezzi negli Stati Uniti soprattutto in
questo periodo che precede il Natale
e che per tradizione è la Mecca per gli acquisti. E gli Stati
Uniti, per quasi tutti i grandi nomi della moda, rappresentano in
media il 20/25 per cento del fatturato annuale. Quindi, secondo
l’autorevole banca d’affari Morgan Stanley, si prevede
un calo del fatturato nell’ordine del 6 per cento circa. Gli
ultimissimi dati relativi all’economia americana, tuttavia,
ci dicono che è tornata la fiducia nei consumatori per cui
è presumibile che le previsioni pessimistiche vengano in
parte corrette dalla realtà. Secondo organ Stanley bisogna
guardare con prudenza agli investimenti nelle azioni di Gucci, Bulgari,
Hermès, Lvmh e Swatch, mentre si può essere più
ottimisti nei confronti dei titoli di Burberry e Richemont. Da notare
che la maison americana svolge il ruolo di advisor finanziario per
Gucci per cui si può credere ad una analisi che non ha mancato
di stupire. Per il 2004, tuttavia, buone notizie: si prevede un
cambio euro-dollari a 1,20 e di conseguenza la moda sul mercato
Usa dovrebbe incrementare i suoi fatturati.
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