UN COLLEGAMENTO PREZIOSO TRA CITTADINI
E AMMINISTRAZIONE
Parte integrante del dibattito elettorale,
la riforma degli Ordini Professionali (voluta da entrambi
gli schieramenti) avrà una valenza binaria: da un
lato rinnovare la legislazione (risalente al 1929) sugli
ordini; dall’altra dare l’adeguato riconoscimento
legale alle associazioni. Le accuse spesso sollevate in
passato alla categoria degli ordini professionali di “corporativismo”
affondano le loro radici non certo nella realtà dei
fatti, quanto nella obsoleta legge del ventennio fascista.
Ormai da molti anni, e sempre di più, i professionisti
svolgono un servizio di collegamento tra cittadini e le
amministrazioni, locali e centrali.
Un esempio concreto: la legge che permette la dichiarazione
di inizio attività per lavori di ristrutturazione
della propria casa con la certificazione del professionista,
che si trova così a svolgere di fatto il ruolo di
pubblico ufficiale nei confronti dell’amministrazione,
garantendo per il cittadino che i lavori rispondono alle
norme.
Si tratta di una realtà importante e numericamente
molto significativa: circa 5 milioni di professionisti in
Italia (un milione e 500 mila nel mondo ordinistico e 3
milioni e mezzo in associazioni regolamentate), circa 500
mila in Toscana (150 mila in professioni ordinistiche, gli
altri in professioni “senza albo”).
La riforma dovrà garantire il superamento dell’ordine
inteso semplicemente come ente “controllore”
dei propri iscritti da un lato (conta degli iscritti, gestione
dell’albo, sanzioni contro i comportamenti contrari
alla deontologia) e di loro tutela sindacale dall’altro.
Una situazione che di fatto è già cambiata
da tempo, tanto che la riforma potrebbe anche, teoricamente,
limitarsi a una fotografia dell’attuale stato dell’arte,
mettendo per iscritto il già avvenuto rinnovamento
dell’identità degli ordini professionali. Oggi,
gli ordini e le associazioni garantiscono il trasferimento
di informazioni, norme e competenze tra i cittadini e le
pubbliche amministrazioni grazie al lavoro dei loro iscritti.
Attendendo un riforma complessiva della materia, alcuni
provvedimenti recenti si sono mossi in questa direzione,
come la decisione del Consiglio di Stato che ha riconosciuto
a molte professioni la libertà di esercizio
sull’intero territorio dell’Unione Europea.
A livello regionale, la Toscana si è adoperata in
diversi modi per favorire il rinnovamento e la salvaguardia
degli ordini. Tra l’altro, anche con la creazione,
nel luglio dello scorso anno, della Fondazione Giuliana
Carmignani, il centro di studio nazionale ed europeo sulle
libere professioni di Collesalvetti, una struttura che opera
a supporto dei processi di internazionalizzazione delle
imprese ed in prospettiva anche organismo di conciliazione
per snellire e semplificare la risoluzione delle controversie
professionali. Una fondazione alla quale, al di là
della sua natura di alta specializzazione forense, partecipa
tutto il mondo delle libere professioni toscane, quelle
ordinistiche e quelle “senza albo”.