Lo sviluppo della portualità turistica fattore di crescita cruciale per il settore
LA BARCA C’È L’ORMEGGIO NO
L’Italia è leader nella produzione di barche ma gli italiani ne possiedono poche
Benché sia tra
i maggiori produttori al mondo di imbarcazioni, l’Italia è
tra i Paesi che ne possiedono di meno. Una delle ragioni di questa contraddizione
è la carenza di ormeggi che tradisce inevitabilmente la forte domanda
potenziale dei diportisti. Anche in questa, come nelle precedenti edizioni
del Nauticsud International Boat Show, la Editalia aveva individuato nello
sviluppo della portualità turistica un obiettivo irrinunciabile del
settore. E ne ha fatto provocatoriamente una crociata. Del resto il problema
è sentito sul piano nazionale ma a Napoli e più in generale
in Campania è vissuto come una croce dai tanti appassionati a caccia
di un posto barca. Lino Ferrara: no ai silos, i porti tornino crocevia di
civiltà.
“Lo sviluppo delle potenzialità ricettive - avverte il presidente
di Nauticsud Lino Ferrara -, in particolar modo di quelle unità destinate
ad accogliere le grandi imbarcazioni, dovrebbe corrispondere ad uno sviluppo
proporzionale dei posti di lavoro diretti e indiretti. Vale a dire allo
sviluppo dell’economia sia per chi è direttamente interessato
al comparto (come nel caso dei membri dell’equipaggio, degli ormeggiatori
e così via) sia di quanti possono trarre benefici dall’aumentato
numero di turisti di un target medio alto nelle zone che possono ospitare
yacht di una determinata stazza”. E un monito: “I porti non
dovrebbero essere considerati come grandi parcheggi, silos in cui stipare
quante più barche possibile, ma un crocevia di civiltà, un
biglietto da visita del paese. Insomma un luogo di interscambi tra culture
e popoli diversi. Questo è il motivo per cui alle spalle di un porto
dovrebbe esserci un centro storico ben servito e non una cattedrale nel
deserto”. L’esempio viene da paesi emergenti come Spagna, Croazia,
Turchia, che negli ultimi anni hanno attirato forti flussi turistici, ma
anche dalla Francia, dove a parità di unità da diporto naviganti
(circa 850 mila) ci sono a disposizione 223 mila posti barca (e approdi
bene serviti) che sono secondo gli esperti esattamente i posti che occorrerebbero
all’Italia, invece ferma a 124 mila.
E a Napoli?
Qui Napoli: ventimila
diportisti per duemila posti
In città, dove i diportisti oscillano intorno ai 20mila, i posti
barca sono 600 a Mergellina, 500 a Nisida, 300 a Capri, 300 ad Ischia Porto,
300 a Casamicciola. Insufficienti: la domanda è superiore all'offerta
di almeno quattro volte. Chi può ripiega sul porto vecchio di Castellammare,
aspettando i 1400 posti già cantierati nella cittadina stabiese.
Oppure Miseno e Bacoli, controllati spesso da abusivi. La Campania, invidiabile
set per la nautica da diporto con le sue isole e la sua costa, lamenta il
deficit di almeno 6-7mila ormeggi. Del resto per i diportisti più
appassionati la barca è come una seconda casa: bene inseparabile.
Ma nell’arcipelago del costi di gestione (ormeggio compreso), Napoli
non è certo un’isola felice. Roba che neanche Montecarlo: 15mila
euro l’anno per barche di 11 metri, fino a 30 mila euro per un quindici
metri, si può arrivare a 50mila per un 22 metri. E l’estate,
con la domanda che trabocca, l’ormeggio si dà come all’asta.