Italia leader nei megayacht grazie allo stile e alla cantieristica di pregio ma soffrono le piccole
NAUTICA DA DIPORTO, TREND IN ASCESA
Bene il motore, gił la vela a causa dei costi di gestione, ma il fatturato del settore cresce ancora
Nautica come
impiego del tempo libero, come voglia matta di vivere il mare e di goderselo,
tutto sommato con una spesa accettabile. In Italia qusti concetti sono arrivati
in ritardo rispetto a gli altri paesi “marinari” per vocazioni.
Per anni, infatti, nel nostro paese la nautica è stata considerata
“roba da ricchi”. Da qualche decennio a questa parte, invece,
grazie anche alle appassionanti dirette dell’America’s Cup (chi
non ricorda le epopee di Azzurra e del Moro di Venzia, prima di Luna Rossa
e Mascalzone Latino?), oppure ad un’evoluzione del pensiero ed a una
migliore distribuzione della ricchezza, gli italiani hanno scoperti il mare
e le barche.Si tenga presente, dati alla mano, che nel giro di quarant'anni
si è giunti a circa 800.000 unità da diporto, ma mentre le
barche da crociera sono aumentate più o meno a 100.000, quelle da
diporto lungo costa e per la pesca sportiva sono cresciute a oltre 700.000.
Da qualche anno l’Ucina (Unione nazionale dei cantieri e delle industrie
nautiche) è impegnata a tracciare tendenze e bilanci di settore.
E nella sua ultima indagine ha confermato il ruolo leader dell’industria
nautica italiana, dietro solo agli Stati Uniti ma prima in Europa per valore
di produzione nelle imbarcazioni da diporto e nella realizzazione di yacht
superiori a 24 metri. Ebbene, dei 482 superyacht (69 a vela e 413 a motore)
in costruzione nel mondo, 178 portano la firma di cantieri italiani. Un
dato in controtendenza con la sfavorevole congiuntura, anche se va ricordato
che le creature italiane di lusso trovano sbocco soprattutto verso il mercato
estero e che l’Italia è tra i Paesi che ne possiede di meno.
Da Nord a Sud 770 cantieri, Campania seconda con 76. Le aziende che producono
barche di vario genere nel nostro Paese sono 770, escluse le navi sopra
i 24 metri e pattini, pedalò e simili. Sono concentrati per il 48
per cento nel Nord Italia, il 23 per cento nel Centro e il 29 per cento
nel Sud. La Lombardia vanta con 137 aziende il numero maggiore, mentre la
seconda regione con 76 aziende è la Campania dove nell’arco
di due anni si è assistito alla trasformazione di alcuni cantieri,
prevalentemente artigianali, in veri complessi industriali. Aprea Mare del
gruppo Ferretti, Baia, Fiart Manò Marine e Gagliotta sono battistrada
in questo senso. La sola Aprea Mare sulla nuova area di
150.000
metri quadrati, di cui 70.000 coperti, impiega 114 dipendenti che diventeranno
a breve oltre 200. E’ il motore a sostenere l’espansione. In
progressivo aumento il dato sulle immatricolazioni delle barche che nel
2004 ha toccato quota 71.014. La Liguria è la regione leader con
18.538 immatricolazioni seguita dalla Campania con 8.878. Sempre grande
il divario tra vela e motore: 13mila contro 57 mila. Cresce soprattutto
in forme quasi maniacali il ricorso a motori sempre più potenti.
In sofferenza sono le piccole unità da diporto (penalizzate anche
dal leasing che favorisce le barche più grosse), le barche fino a
7 metri che erano appannaggio della borghesia. I 5-6 milioni di lire di
ieri sono i 2500 euro di oggi, che non permettono di mantenere lo standard
di qualche anno fa. Cresce anche tra i diportisti dunque la forbice tra
i ricchi e i “poveri”. La domanda interna, potenzialmente alta,
risente anche del cronico deficit degli ormeggi. Un paradosso per una Penisola
baciata dalla fortuna di avere oltre 8 mila chilometri di costa, di cui
500 disegnano il litorale della Campania. In sostanza, si conferma il trend
in espansione del settore anche se la crescita del fatturato è da
attribuirsi più alle dimensioni e alla potenza delle nuove imbarcazioni
che al numero delle stesse uscite dai cantieri.