A cura di A. Manzoni & C: Spa
 
   
 
 
   
 
 
 

VIENE RISARCITA PER LE CICATRICI
Niente minigonna dopo l'incidente: i giudici la tutelano


Christine è bionda, occhi azzurri, slanciata. Indossa un maglietta con giubbino e pantaloni jeans. Niente gonna, tantomeno minigonna. Si vergogna a portarla, è a disagio come quando va al mare e deve stare in costume: ha le gambe e parte del corpo pieno di cicatrici, conseguenza di un incidente stradale. Una sentenza del Tribunale civile di Bolzano le ha riconosciuto il danno esistenziale, un danno alle attività realizzatrici della propria persona. Nel 1995, rimase vittima di una grave incidente stradale mentre era in auto in compagnia della famiglia di una sua compagna di scuola. La madre dell’amica morì, lei riportò gravi ferite. «Sono lunghe e brutte cicatrici che ho soprattutto sulle gambe. Quando vado in piscina o al mare mi vergogno. La gente mi guarda. Ma lo capisco: sono cicatrici davvero brutte da vedere», dice raccontando la sua storia nello studio degli avvocati Franco e Roberto Beccaro, i legali che hanno ottenuto dal Tribunale civile di Bolzano, giudice Elisabeth Roilo, un risarcimento per danno esistenziale quantificato nel 20 per cento del danno biologico. Danno esistenziale che, in sostanza, è per Christine «la difficoltà a relazionarsi con terzi» a seguito dell’incidente.