A cura di A. Manzoni & C: Spa
 
   
 
 
   
 
 
 

MOSTRE: IL NOVECENTO ISPIRATO ALLO SPORT
Da Boccioni a Tadini e lodola nel Chiostro del Bramante a Roma, fino al 27 giugno


Ripercorre gran parte dei movimenti artistici del’900, proponendo piccoli capolavori sconosciuti e preziosi, ispirati alle competizioni sportive, la mostra allestita nel nuovo spazio della Sala delle Capriate, al Chiostro del Bramante di Roma sino al 27 giugno. “Arte e Sport nel ’900 italiano” è stata curata da Luciano Caprile, che in poco tempo è riuscito a trovare una settantina di opere, spesso poco conosciute, realizzate dai maestri del secolo scorso fino ad arrivare ai nostri giorni. Dipinti, disegni, sculture (provenienti per lo più da collezioni private) di artisti quali Boccioni, Balla, Depero, Severini, Prampolini, Carrà, Savinio, de Chirico, Messina, Martini, Greco, Pirandello, Guttuso, Schifano, Nespolo, Tadini, Lodola, Rotella per raccontare la passione per lo sport, il fascino del superamento del limite che ha tanto influenzato l’arte del XX secolo. «E’ un tema intenso — ha detto il direttore del Chiostro del Bramante Fabio Benzi —. Quando si parla di sport in genere si pensa alle icone classiche, al Discobolo di Mirone o al Pugile delle Terme. In realtà per quasi tutto il’900 assistiamo ad una tensione per le competizioni sportive altrettanto sentita. Il percorso espositivo esordisce con una scoperta, l’articolo di fondo della Gazzetta dello Sport del 4 marzo del 1910, a firma di Filippo Tommaso Marinetti, padre del futurismo, che, a pochi mesi dal celebre manifesto del movimento, scriveva: «Il futurismo ha bisogno di poeti dall’anima libera, e di atleti dai muscoli possenti». Caprili parla di «felice riflesso» tra futurismo e sport e comincia idealmente dall’enfasi per la velocità e il dinamismo, assurti a simbolo di modernità, anche se la prima opera esposta è una tempera di Boccioni del 1904 in chiave pubblicitaria e godibilissima. Intitolata “Automobile”, raffigura in primo piano il veicolo che in corsa, sgommando, sorpassa una muta di cani che a loro volta rincorrono la volpe, la quale però, balzata sull’auto, li beffa. L’allestimento è organizzato secondo una suddivisione delle discipline sportive per mettere a confronto linguaggi e invenzioni di movimenti e tendenze. Il tema della velocità permea gli esordi dei futuristi con “Ritmo di cavalli+cavaliere” di Carrà del 1909, due’Linee di velocita di Russolo e “Velocità (locomotiva)” di Boccioni, di cui è presente anche “L’atleta” del 1907. Straordinari il piccolo bronzo di Balla che studia le linee di forza di un pugno e un manifesto di Severini. C’è il ciclista di Dottori, mentre Marinetti è presente con “Parole in libertà”. Premier record Guido Guidì, un collage del 1916 che fa convivere sullo stesso foglio aeroplani, treni, dirigibili, automobili in gara e cavalieri alle prese con gli ostacoli. L’occhio attento alla classicità è tradotto nelle forme plastiche di Messina (dal “Marciatore” del ’34 al “Nuotatore seduto” fino ai bellissimi pugili degli anni ’50) e in quelle vagamente etrusche, senza tempo, di Martini (un magnifico “Centometrista” del ’35). Lascia letteralmente senza parole “Le boxeur” del ’27 di Alberto Savinio, un pugile moderno dallo sguardo arrogante e dall’accappatoio femmineo, quasi un clown, mentre alle sue spalle si esercita la figura classica munita di guanti, icona perenne di forza e virilità.