A cura di A. Manzoni & C: Spa
 
   
 
 
   
 
 
  La storia dell'auto. Accendiamo i riflettori sul mitico Henry Ford, creatore di un impero
TUTTO COMINCIA DA UN "BUGGY"
L'obiettivo del geniale magnate: dare a tutti un'auto


Nella storia dell’automobile un anno da ricordare è sicuramente il 1903 quando Henry Ford fondò la Ford Motor Company, azienda statunitense diventata uno dei colossi dell’industria mondiale e che ora comprende anche i marchi Lincoln, Mercury, Mazda, Volvo, Jaguar, Land Rover e Aston Martin. Ford nel giro di appena venti anni creò dal nulla un impero di tali proporzioni da essere “la più grande impresa industriale del mondo”. La Ford Motor Company comprendeva infatti miniere di ferro, foreste per il legname (nel Nord Michigan), miniere di carbone (nel Kentucky e West Virginia), una flotta per il trasporto sui Grandi Laghi del minerale e del legno, gli stabilimenti di River Rouge, presso Detroit, dotati di alti forni, fonderie, acciaierie, carrozzerie, vetrerie, cementerie, cartiere, magazzini per riparazioni e depositi; la ferrovia Detroit-Toledo Railroad, collegante River Rouge con i tronchi delle compagnie ferroviarie dell’Est e dell’Ovest del continente; le officine di Highland Park, nella città di Detroit, per la costruzione della Ford T e delle vetture Lincoln. Un impero in cui erano impiegati per la Ford 165.000 persone negli Stati Uniti e 10 mila all’estero. Tra i reparti del River Rouge anche le carozzerie in cui venivano costruite le cinque versioni diverse di carrozzeria per la Ford T. Ogni reparto era talmente vasto e ben organizzato da funzionare come una industria a sé. Alla base del successo produttivo e dell’operosità del colosso industriale di Detroit c’era un pensiero importante del suo fondatore, Henry Ford, quello di produrre con il minimo di spreco, sia per quel che riguarda le materie prime sia per quanto riguarda il lavoro operaio, e di vendere con il minimo del profitto, compensando tale minimo con un alto volume d’affari. Il prezzo dove essere, secondo Ford, in armonia con il potere d’acquisto del pubblico. Il primo impiego di Henry Ford fu quello di ingegnere-meccanico alla Società Elettrica Edison, a quarantacinque dollari al mese. Di giorno lavorava alla Edison, e di notte trafficava nella sua piccola officina dove costruì un “buggy” a benzina, nella primavera del 1893, su cui percorse un migliaio di miglia. Fu la prima, e per molto tempo l’unica, automobile di Detroit, e anche la prima automobile venduta da Ford, nel 1896, a un certo Charles Ainsley, per duecento dollari. Dopo aver fondato la Detroit Automobile Company, per la fabbricazione della sua vettura Henry Ford vi lavoro insieme ai suoi soci cercando di produrre delle automobili simili al suo primo modello. Ne vendettero pochissime: ma, secondo Ford, il problema risiedeva nel fatto che la preoccupazione degli altri soci era lavorare su ordinazione e vendere al prezzo più alto possibile, incuranti di offrire o meno un prodotto destinato al grande pubblico. Si rese presto conto che non sarebbe mai riuscito in questo modo a realizzare le proprie idee e nel marzo 1902 si dimise. Ford costruì nel 1903, insieme a Tom Cooper, due vetture appositamente concepite per la velocità, identiche una all’altra: la “999” e la “Freccia”, entrambe azionate da un motore a 4 cilindri da 80 cavalli. Dopo aver dimostra la velocità di queste due due vettore in una corsa in cui uno sconosciuto Barney Oldfield, che non aveva mai guidato un’automobile, precedette tutti i rivali con un vantaggio di quasi un chilometro, Ford trovò i soci per fondare la Ford Motor Company, di cui fu nominato vicepresidente, direttore d’officina e direttore generale, con il 25,5% delle azioni all’interno di unl capitale sociale complessivo di 28.000 dollari. Presto però il fondatore della casa automobilistica di Detroit arrivò a 58,5% La prima vettura costruita dalla Ford Motor Company fu realizzata su disegni del suo fondatore, ma da fabbricanti diversi; in azienda ci si limitava a montare le ruote, i pneumatici e la carrozzeria. Di questo modello ne furono venduti, nel 1903, 1.708 esemplari. L’anno successivo, Ford e i suoi soci si orientarono verso una produzione diversificata su tre modelli (da turismo, a 4 cilindri, 2.000 dollari; da turismo, più rifinito, 2.050 dollari; da turismo, semplificato, 1.000 dollari). Il risultato fu che le vendite rimasero stazionarie, 1.695 esemplari.Nel 1904, i modelli furono ridotti a due, il 4 cilindri a 2.000 dollari e l’altro a 1.000; ma le vendite scesero ulteriormente (1.599 esemplari venduti). Era chiaro, agli occhi di Ford, che le vetture erano proposte a prezzi troppo alti, e che non interessavano alla maggioranza del pubblico. Decise di dare una brusca sterzata alla produzione e per il 1906-1907 furono messi sul mercato due modelli poco diversi l’uno dall’altro, uno a 600 dollari e l’altro a settecento. Il risultato fu immediato: 8.423 esemplari venduti, cinque volte tanto rispetto agli anni precedenti. Ma non si era ancora arrivati a quella “vettura per tutti” a cui Ford non cessava di pensare, ogni giorno, particolarmente da quando aveva scoperto un materiale, l’acciaio al vanadio, che gli pareva l’ideale per il suo scopo: si trattava infatti di un metallo leggero e robustissimo, praticamente indistruttibile. Diede inizio ad una serie di studi sui metalli impiegabili per la costruzione automobilistica. Dai suoi laboratori uscì una selezione di venti tipi diversi di acciaio, dei quali una decina impiegavano il vanadio, per coniugare resistenza a leggerezza. Fino a quel momento l’industria dell’auto non avevo mai impiegato più di 4 tipi di acciaio. Il mondo dell’industria automobilistica mondiale, ancora convinto che l’automobile fosse un oggetto di lusso da offrire ad un mercato elitario e privilegiato, prevedeva una rovina immediata per Ford, ma si dovette ricredere davanti alla marcia inarrestabile delle Ford T.