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AFFARI D'ORO AL SALONE DELL'AUTO DI PECHINO
Nel 2004 le vendite sono cresciute del 24% rispetto all'anno precedente
Plotoni di ragazze in bikini e raggi laser accolgono i visitatori di Auto China 2004, il biennale salone dell’auto di Pechino. Sotto la superficie «glamour» di discutibile gusto americano-asiatico, è di affari che si tratta. E che affari! Il mercato dell’auto in Cina è cresciuto nei primi mesi del 2004 al ritmo del 24 per cento (raffrontando i primi cinque mesi del 2004 con gli stessi mesi del 2003). Le cifre sono in calo rispetto a quelle dell’anno scorso, ma rimangono da sogno per i produttori, che invece sui mercati «maturi» sono di fronte alla stagnazione. Tra gli oltre mille espositori - cioè, tutte le case automobilistiche del mondo, o quasi - regna l’ottimismo. «Faccio fatica a farmi largo tra la folla e immagino un mercato in grande crescita», commenta Dieter Laxy, dirigente della Volvo. Secondo Jing Yongjian, ingegnere della China Automotive Industry International Corporation (uno dei maggiori produttori cinesi), il Salone figura a pieno titolo tra le «dieci più importanti fiere automobilistiche del mondo». Non deve trattarsi di parole al vento se uno dei maggiori produttori del mondo, l’americana General Motors, ha annunciato recentemente investimenti in Cina per tre miliardi di dollari nei prossimi tre anni. Altre compagnie con grossi progetti di espansione in Cina sono, solo per citarne alcune, la Volkswagen, la Toyota, la Nissan, la Dalmier-Chrysler e la Bmw, che ha appena costruito in partnership con la cinese Brilliance una modernissima fabbrica a Shenyang, nel nordest della Cina. La Brilliance ha presentato alla fiera anche la sua - interamente sua - «Zhong Hua», una berlina disegnata da Giorgio Giugiaro. Per la prima volta il designer italiano è presente alla fiera con un suo stand: «Stiamo cercando attraverso il nostro rappresentante in Cina - che ha sede a Shanghai - giovani talenti cinesi, per poi formarli in Italia nella prospettiva di avere una’dependance’ creativa in loco», spiega il rappresentante della Giugiaro, Franco Bay. La Fiat, che nel 2003 ha venduto in Cina 36.700 automobili con un aumento del 60 per cento sull’anno precedente, per l’anno in corso prevede un «modesto» incremento del 20 per cento. «Se sento parlare di tassi di crescita del 50-60 per cento - dice Gualberto Ranieri della Fiat Auto - non posso fare a meno di pensare alla crisi del sudest asiatico, mentre una crescita del 20 per cento è assolutamente rispettabile e realistica per la Cina». Come gli altri grandi produttori mondiali, la Fiat produce in Cina, in uno stabilimento nei pressi di Nanchino e - precisa Ranieri - è presente nel Paese anche con Iveco, New Holland, e Magneti Marelli. Quest’ultima ha la sua autonoma presenza al Salone, dove presenta prodotti adatti al mercato cinese, come l’Sfs Flex, un sistema a controllo che permette ai motori di usare sia benzina che alcool. Nel tentativo di «raffreddare» un mercato che in alcuni settori - l’auto è tra questi - è ritenuto’surriscaldato, il governo cinese ha imposto alcune restrizioni, per esempio ai crediti concessi dalle banche pubbliche ai consumatori. «Assumiamo anche che ci sia un calo delle vendite; rimane il fatto che nel Paese ci sono ancora otto auto per mille abitanti» dice il presidente della General Motors Cina, Philip Murtaugh.
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