A cura di A. Manzoni & C: Spa
 
   
 
 
   
 
 
 

LA CARICA DELLA FIAT
11 luglio 1898: a Torino mette le basi il colosso

Come già ricordato nelle scorse puntate di questa Storia dell’automobile, l’Italia iniziò con un certo ritardo la fabbricazione industriale, perché non possedeva un’affermata industria meccanica. Altrettanto noto è che fu Torino

la capitale d’Italia per la costruzione di automobili a cavallo tra la fine del secolo diciannovesimo e l’inizio del ventesimo. Nel capoluogo piemontese infatti erano presenti officine meccaniche che montavano vetture di importazione, ne carrozzavano i telai e si aprirono gli uffici di rappresentanza delle maggiori case automobilistiche francesi dell’epoca. E a Torino nasce la Fiat, fondata da un ufficiale di cavalleria nato a Villar Perosa nel 1866, Giovanni Agnelli, che riunì attorno a se un gruppo di nobili e finanzieri piemontesi. Il 1 luglio 1898 nel palazzo Bricherasio di via Lagrange a Torino furono buttate le basi e l’ 11 luglio fu redatto l’atto notarile che ne sanciva la nascita legale. La prima vettura prodotta dalla Fiat fu la 3 1/2 HP che in effetti altro non era che la vettura che l’ingegner Aristide Faccioli aveva brevettato per conto di Giovanni Ceirano e acquistata dalla Fiat assieme a studi ed attrezzature per poter essere immediatamente sul mercato senza perdere il tempo per progettarne una propria. Ne furono prodotti 8 esemplari. Era una “vis a vis” con trasmissione a catena con differenziale, motore posteriore di 679 cc (poi 837 ed una potenza che salì a 4 HP). Raggiungeva in piano l’allora brillante velocità di 35/40 Km/h. In dieci anni, dal 1900 al 1910 la Fiat costruì molti modelli, quasi tutti di cilindrata considerevole (addirittura la 60 HP del 1904 aveva un motore di 10.597 cc) e che rimanevano in produzione per circa due anni. E in questi primi dieci anni le automobili fecero progressi da gigante, basti pensare alla 12/16 HP del 1901 di 3768 cc distribuiti in 4 cilindri allocati in due biblocco verticali; nel 1902 viene adottato proprio su questa vettura il primo radiatore a nido d’ape. Il risultato estetico è visibile agli occhi di tutti: è migliorata la linea del cofano e della vettura stessa che diviene una molto affidabile automobile adatta a lunghi viaggi ed a trasporti. Nella successiva 16/20 del 1903 di 4181 cc. vengono adottati invece pistoni a sommità emisferica e si monta il cambio del tipo trains balladeurs (nella seconda versione) in luogo di quello a cricchetti usato fino a quel momento. Una nota curiosa è che le case consegnavano le vetture senza pneumatici, delicati e costosi. Da sempre la Fiat aveva anche adottata la strategia di recuperare i pezzi di fine serie delle vetture da corsa per utilizzarli per piccole serie di vetture di Gran Turismo con elevate prestazioni destinate ad una clientela esclusiva ed esigente come nel caso della Taunus Gran Turismo che fu apprezzata dagli automobilisti d’élite negli anni 1908-1909. La produzione Fiat proseguì a grande livello tra le due Grandi Guerre e nel 1933 fu lanciata la 508 che vide la luce nella primavera del 1933 imponendosi per la sua agilità, con un ottimo rapporto costo-spesa manutenzione- prestazioni- rifinituretanto che fu universalmente riconosciuta come uno delle vetture storiche della casa torinese. Il pubblico l’accolse con entusiasmo ed amore e ne adottò il secondo nome”Balilla”. Un nome usato ancora oggi da i non addetti ai lavori dopo settant’anni per indicare alcune auto d’epoca. Oltre alla FIAT un altro nome storico nel panorama costruttori italiano trova le sue origini ad inizio secolo, l’ ALFA ROMEO. Nei primi anni del 1900 la francese Darracq aveva scelto di assemblare i suoi modelli, già prodotti in Francia, direttamente alla periferia nord-ovest di Milano, con l’unico scopo di eludere le tasse doganali. Il progetto transalpino non raccolse particolari favori nel nostro paese, tanto che si parlò di una chiusura in Italia della Darracq, quando un gruppo di finanzieri milanesi si dichiarò disponibile a rilevarne gli impianti. Pertanto il 1º gennaio 1910 il nuovo gruppo dirigente delle officine del Portello (dal luogo ove sorgevano) deliberò la costruzione della 24 HP, prima autovettura di casa Alfa, società che nasce però ufficialmente sei mesi dopo, a giugno quando è fondata l’ Anonima Lombarda Fabbrica Automobili (A.L.F.A). Lo stemma che la nuova industria automobilistica milanese si diede fu quello del famoso “biscione” che divideva il tondo con con la croce rossa in campo bianco di Giovanni da Rho all’epoca dei Comuni. Per vedere la prima vettura denominata”Alfa” bisogna andare però al 1911, macchina che si afferma subito sia fra i privati e sia in campo sportivo per le sue doti di robustezza, affidabilità e tenuta di strada. Il livello produttivo si attestò sui 200 esemplari annui e subisce una vera impennata con l’inizio della guerra. L’ A.L.F.A., infatti, inizia a produrre materiali per l’Esercito Italiano (proiettili, gruppi elettrogeni, motocompressori trainati ed autosemoventi, ambulanze ricavate dal telaio 20/30 HP). In quegli anni la Banca di Sconto, detentrice del pacchetto azionario di maggioranza dell’A.L.F.A mette a capo della società automobilistica, l’ingegnere napoletano Nicola Romeo, abile dirigente, ma anche finanziere e studioso nel campo tecnico. Proprio l’ingegner Romeo incorporò una serie di aziende lombarde, romane e napoletane creando la Società Anonima ingegner Nicola Romeo & C. La prima autovettura con il marchio Alfa Romeo nasce nel 1923, quando la neonata società si dedica esclusivamente alla progettazione e sperimentazione. Nasce la vettura a sei cilindri della serie RL che s’impose subito sia per l’elevato lusso che per le pregevoli prestazioni. Seguì poi la RM un modello ridotto a quattro cilindri. La crisi degli anni’30 portò l’Alfa Romeo a diversificare la produzione dedicandosi alle “medie cilindrate” con la “serie 6c” che ebbe una vita commerciale di quarant’anni. Il successo decennale della casa milanese fu spinto soprattutto dalla motorizzazione e si puntò a conquistare il pubblico diventando protagonisti nella Mille Miglia, la storica gara organizzata dall’ACI di Brescia a fine anni Venti. Nasce così la 1750 6c S la vettura principe degli anni’30 capace di tenere testa alle Bugatti ed alla maggior parte delle prestigiose vetture. (4, continua)