Il segretario della Cisl Toscana spiega le novità introdotte dalla riforma

TFR: cosa è cambiato dal 1º gennaio

Dal 1º gennaio è entrata in vigore la riforma della previdenza complementare che contiene importanti novità per quanto riguarda il TFR (Trattamento di Fine Rapporto), ovvero quella che abbiamo sempre chiamato ‘liquidazione’. Le lavoratrici e i lavoratori hanno ora a disposizione fino al 30 giugno prossimo per decidere cosa fare del proprio TFR maturando, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 252 del 2005. Ma che significa questo in pratica? Che fine fanno le nostre liquidazioni? E che vantaggio c’è ad aderire ai fondi contrattuali di previdenza complementare? Domande legittime che un po’ tutti ci stiamo facendo in questi giorni. E alle quali ha risposto per noi il segretario della Cisl Toscana, Maurizio Petriccioli, per aiutarci a capirne di più. Petriccioli spiega innanzitutto perché si è deciso di modificare le regole sul TFR. «La prima cosa da capire è che si tratta di un’opportunità in più, non di qualcosa che ‘si perde’. Il TFR non scompare insomma: semplicemente si può scegliere di usarlo in modo più redditizio di adesso e per integrare le nostre pensioni future. La riforma delle pensioni varata dal governo Dini nel 1995 infatti, introducendo un nuovo sistema per il calcolo della pensione (contributivo al posto del vecchio retributivo), riduce drasticamente il valore delle future pensioni. Per avere quindi delle pensioni su livelli simili a quelle del vecchio sistema si sarebbero dovute aumentare pesantemente le trattenute in busta paga, una scelta insostenibile per i lavoratori. Si è scelto quindi di utilizzare il TFR». Ed ecco come sarà utilizzato. «Va chiarito prima di tutto che si tratta del TFR maturando, ovvero quello che maturerà dal primo gennaio 2007 in poi. Quello già maturato fino ad oggi non sarà comunque toccato, continuerà ad essere rivalutato esattamente com’è stato finora e sarà erogato dall’azienda al lavoratore al momento della pensione. Il TFR maturando invece può essere utilizzato, volontariamente, per forme di previdenza Ad‰??d??m?A??? complementare in grado di rafforzare la futura pensione». «Se il lavoratore vuole che non cambi niente rispetto al passato - aggiunge Petriccioli - basta che entro il 30 giugno comunichi la sua intenzione di lasciare il TFR in azienda e questo sarà regolato dalla vecchia normativa. Ma sarebbe una scelta che al lavoratore non conviene». «In primo luogo è più conveniente destinare il TFR ai fondi - spiega il segretario della Cisl Toscana - perché rendono di più: i fondi interprofessionali nell’ultimo triennio hanno reso in media il 17,8% contro il 7,8% di rivalutazione del TFR nelle aziende. E poi perché quei soldi serviranno per integrare la pensione pubblica, che come abbiamo detto in futuro sarà più bassa ». Anche banche e assicurazioni propongono forme di previdenza, ma Petriccioli spiega che c’è una differenza. «I fondi contrattuali di categoria sono più convenienti rispetto a quelli di banche e assicurazioni perché si avvantaggiano di un contributo obbligatorio che deve versare il datore di lavoro e che si aggiunge a quello del lavoratore, e di minori costi di gestione. Destinare il TFR ai fondi complementari è conveniente per tutti i lavoratori. In particolare per i più giovani, quelli assunti dopo il 1995, che avranno la pensione calcolata tutta con il contributivo. Per loro direi che è indispensabile usare il TFR per crearsi una rendita aggiuntiva. Ma è conveniente anche per chi avrà la pensione calcolata col sistema misto retributivo/ contributivo, ovvero quanti alla fine del 1995 non avevano ancora maturato 18 anni di contributi». E chi destina il TFR ai fondi potrà, come in passato, chiedere anticipazioni. «Da questo punto di vista - nota Petriccioli - la normativa non cambia in niente. Per cui i lavoratori che ne hanno necessità potranno avere anticipazioni del loro TFR, ad esempio per acquistare una casa, per malattia e per tutto quanto previsto dalla vecchia normativa.» Infine, dal segretario arriva un consiglio per i lavoratori. «Non abbiate fretta, ma informatevi per tempo e bene prima di decidere. Si faranno avanti in molti per il vostro TFR. Certamente banche e assicurazioni. Ma in alcuni casi, soprattutto nelle aziende con meno di 50 dipendenti, potrebbero essere gli stessi datori di lavoro a cercare di dissuadervi dall’aderire ai fondi. Per loro, certo, è più conveniente che lasciate il vostro TFR in azienda e quindi in mano loro finché non andrete in pensione. Ma non è conveniente per voi. Prendetevi il tempo di cui avete bisogno per informarvi prima di questa importante decisione, che va fatta con calma e con consapevolezza, entro il 30 giugno prossimo».