Alla Galleria Contemporaneo
Da Mestre alla Torre Massimiliana dell’isola di Sant’Erasmo
Tra gli eventi collaterali della
Biennale di Venezia, la Galleria
Contemporaneo inaugura le mostre
dedicate ad Alban Hajdinaj a
Mestre e Isola Mondo nella Torre
Massimiliana dell’ Isola di Sant’Erasmo
a Venezia. La seconda
mostra racccoglie i lavori di Claudio
Ambrosini, Michele Bazzana,
Primoz Bizjak, Emilio Fantin, Interno3,
Maria Morganti, Margherita
Morgantin, Michele Sambin,
Maria Teresa Sartori, Serse, Luigi
Viola e Nicola Toffolini (a cura
di Riccardo Caldura) negli spazi
suggestivi del fortino restaurato
ed adibito a luogo dell’arte,
nell’Isola di Sant’Erasmo. A Mestre,
invece, la Galleria Contemporaneo
di Piazza Olivotti ospita
la prima personale in Italia di Alban
Hajdinaj: diversi lavori prodotti
fra il 2003 e il 2009 dall’artista
di Tirana, già noto per alcune
partecipazioni di rilievo a manifestazioni
internazionali con Manifesta
4 o la collettiva ‘Eurasia’ al
MART di Rovereto. La ricerca
che viene proposta alla Galleria
Contemporaneo, riguarda essenzialmente
la natura dell’immagine:
l’utilizzo che ne viene fatto
dal mondo del consumo e della
pubblicità, l’interazione con i
comportamenti sociali e la capacità
di indurre trasformazioni. In
questo senso sono da leggere la
serie di pastelli ricavati da loghi e
immagini di prodotti di consumo,
così da restituirne paradossalmente
quello sfondo di comunicazione
artistica al quale quella
comunicazione sembra comunque
richiamarsi (e legittimarsi).
Un lavoro dunque attento a scrutare
cosa vi sia dietro l’immagine,
e come farne affiorare gli aspetti
latenti. Ne è un esempio il lavoro
recentissimo svolto dall’artista
sul retro di quadri, molto ideologicamente
connotati, che appartengono
alla collezione della Galleria
Nazionale delle Arti di Tirana
e ora ripresentati al pubblico.
Anche i lavori video presenti in
mostra mirano a scrutare una medesima
problematica. In ‘Alisa e
Sarah’ (2006) una rivista di immagini
dei campioni americani del
wrestling viene sfogliata da due
bambine e impercettibilmente il
loro gioco fatto di commenti e gesti
aumenta di tensione. E’ un lavoro
discreto quello di Hajdinaj,
ma nel quale la complessità del
rapporto con la cultura e abitudini
occidentali viene sottoposto ad
un processo di rovesciamento, di
sottile rilettura: ‘l’origine della destra
e della sinistra’ forse è dovuta
alla verifica della tenuta di un
noto paio di jeans.