Nel «zogo» di Mirano
Il fine settimana: la festa dedicata all’oca
E sono undici. Il secondo fine settimana
di novembre, per la precisione
sabato 8 e domenica 9, Mirano
si trasformerà per l’undicesimo anno
consecutivo nella capitale dell’oca:
tutto merito del «Zogo de l’Oca
in piazza», il grande evento che
nel giro di un decennio ha dato fama
nazionale (e in alcuni casi addirittura
internazionale!) a questa
bellissima e ridente cittadina a due
passi da Venezia.
La «Fiera de l’Oca», l’Ocaria,
Miss Oca, la sfida lungo le 63 caselle
del Zogo tra le sei squadre
del capoluogo e delle cinque frazioni...
tanti pezzi di un unico mosaico
ormai diventati una vera e
propria tradizione, capace di attirare
decine di migliaia di visitatori
e curiosi. E proprio da due antiche
tradizioni occorre ripartire
per capire il successo di questa
manifestazione assolutamente
senza eguali.
Il programma
Sabato 8 Novembre. Ore 15.30.
Inizio FIERA DE L’OCA con
‘l’OCARIA’ il Mercatino dell’Oca.
Ore 16.00. GIOCO DELL’OCA
per tutti i bimbi presenti. Ore
18.00. ELEZIONE di ‘Miss Oca’.
Domenica 9 Novembre. Ore
9.30. Riapre la FIERA DE L’OCA
con ‘l’OCARIA’, il Mercatino
dell’Oca. Ore 11.00 ‘LA CUCCAGNATA’,
pregioco per assegnazione
ordine partenza. Ore
15.00. Sfilata Figuranti e ZOGO
DE L’OCA IN PIAZZA.
Chi per un motivo o per l’altro
ha già avuto occasione di passare
per Mirano, o anche chi ci arriva
per la prima volta, nella due giorni
dell’oca avrà tanti buoni motivi
per strabuzzare gli occhi davanti
ad una cittadina completamente
trasformata e vestita a festa. Il
Zogo si inserisce infatti in una
grande fiera a tema, la ‘Fiera de
l’Oca’ appunto, ambientata agli
inizi del’900. Un caleidoscopio di
colori, suoni e sapori da far perdere
la cognizione del tempo, fino
a ritrovarsi completamente immersi
nell’atmosfera di una grande
festa di paese di cento e passa
anni fa. Ecco allora festoni e tricolori
con lo stemma sabaudo appesi
a tutte le finestre, le luminarie
e la giostra dei cavalli. Agli albi
comunali vengono affissi i bandi
dell’epoca e i manifesti pubblicitari
sono sostituiti da riproduzioni
di magnifiche stampe d’antan.
Decine di figuranti percorrono
le vie del centro storico in abiti
d’epoca. Elegantissime signore
a braccetto di inappuntabili gentiluomini,
allegri strilloni e inflessibili
carabinieri, gruppetti di servette
perse nelle loro ciacole
(chiacchiere) e compagnie di
buontemponi che brindano all’osteria.
E ancora musici e giocolieri,
la banda, venditori ambulanti.
Tutti a passeggio lungo le strade
attorno alla piazza, trasformate
fin dal sabato pomeriggio in un
ricchissimo mercato, composto
da lunghe file di banchi in legno
con i caratteristici grandi teli
bianchi. Un mercato dal nome
che è tutto un programma: Ocaria.
Vi si possono infatti ammirare
e acquistare decine di prodotti,
tutti con l’effige all’oca. Ninnoli
e prodotti per la casa, come grembiuloni
da cucina, canovacci, tovaglie,
tovagliette, piatti, tazze,
bicchieri. E ancora lavagne, cornici,
scatole, stampe, per finire con
oche, ochette e oconi di tutte le
forme e di tutti i materiali: di legno,
di terracotta, di tessuto. Tra
un banco e l’altro da non perdere
l’elezione di Miss Oca, con la scelta
del più bell’esemplare tra oltre
20 razze normalmente in esposizione.
Subito dopo, per chiudere
in bellezza, è d’obbligo un passaggio
all’Osteria dell’Oca o a una
delle sue ‘succursali’ (come i banchi
gastronomici provenienti da
patrie dell’oca come Mortara e
Palmanova), dove gustare salsicce,
prosciutto, speck, foie gras, salame,
ciccioli, patè. Perché l’oca
sarà un pennuto simpatico, ma
anche a bontà non scherza...
L’immersione nell’Ocaria è assolutamente
propedeutica per il
clou della domenica, quando alle
15.30 l’ovale della piazza si trasforma
in un’arena di passione
per la grande sfida del Zogo. In
una gran cornice di pubblico, assiepato
sulle ampie tribune innalzate
appositamente per l’occasione,
si daranno amichevolmente
battaglia le sei squadre portacolori
del capoluogo e delle cinque
frazioni, composte ognuna da dieci
persone (un capitano, un alfiere
e otto giocatori) rigorosamente
in abito d’epoca e contraddistinte
da sei diversi colori: gli azzurri
di Mirano, i verdi di Zianigo,
i gialli di Campocroce, gli
arancioni di Scaltenigo, i rossi di
Ballò e i blu di Vetrego. Anche
quest’anno si sfideranno all’ultimo
colpo di dadi, chi alla ricerca
dell’ennesimo successo, chi della
prima storica affermazione. Anche
per gli spettatori ‘foresti’ è impossibile
restare impassibili: emozioni
e colpi di scena sono garantiti
fino all’ultimo momento. Grazie
al meccanismo del gioco dell’oca
e alle geniali trovate degli
organizzatori, basta un tiro di dadi
sfortunato per perdere tutto
ad un passo dalla vittoria, e un
colpo di fortuna per recuperare
in un baleno posizioni su posizioni.
In novanta minuti (tempo
massimo del gioco fissato dal regolamento)
può succedere davvero
di tutto: chi fa due al primo
turno va direttamente alla casella
19, ma chi casca alle caselle 6, 19,
31, 42, 52 deve pagare pegno, con
una prova di abilità da superare.
L’arrivo alla 58 (la morte) costringe
a tornare alla partenza, con
tanto di accompagnamento della
banda che intona la marcia funebre.
Quando poi due squadre arrivano
sulla stessa casella, scatta la
sfida per stabilire il diritto di precedenza:
e allora via col tiro alla
fune, torte in faccia, corse coi sacchi,
staffette sui trampoli e altre
appassionanti prove, quasi a riportare
in vita i mitici giochi senza
frontiere.
Insomma, un continuo andirivieni
su e giù per il percorso, tra i
boati di entusiasmo (o di delusione)
delle varie tifoserie.
La squadra più abile, ma anche
più fortunata, che arriva per prima
al 63, conquista il premio
«l’Oca dell’anno» ed una vincita
in denaro. Vittoria che, per regolamento,
deve far rima con solidarietà:
il premio di 1.500 euro va
infatti devoluto ad una associazione
di volontariato o sportiva
scelta dai vincitori.
La tradizione
e la gastronomia
nei giorni
delle sagre
di novembre
Tempo d’autunno, giorni di
San Martino, scanditi dalle sagre
e dalle feste della tradizione.
Appuntamenti che ritroviamo
anche nel nostro Carnet
degli eventi nella provincia
di Venezia. Racconto di
novembre, che parla di un modo
antico di vivere il mondo,
ancora ricco di valori e suggestioni.
Temi che la gastronomia
sottolinea a cominciare
dal maiale e non solo. Basterebbe
pensare al fatto che novembre
è il mese dell’oca. Ed
eccole, da secoli, grasse, floride
e purtroppo per loro pronte
per la teglia (in umido) e
per il forno (arrosto). Le
oche, assieme al vino nuovo e
al novello, i primi salami, l’anatra
e le castagne, i funghi e
i tartufi, sono protagoniste
della cucina di novembre.
Molti gli appuntamenti in programma
nella provincia di Venezia,
tra cui segnaliamo in
primo piano la Fiera di Sant’Andrea
di Portogruaro, dal
23 al 30 novembre, con l’«Antica
Sagra Mercato delle
Oche e degli Stivali», tra menu,
specialità a base d’oca e vini
locali nei ristoranti, trattorie
e bar della città. Godimenti
che in ordine di tempo incontreremo
prima di tutto a
Mirano, con l’undicesima
«Fiera dell’oca», in programma
sabato 8 e domenica 9 novembre.
Piaceri radicati che
l’attualità rinnova.
Aldo Trivellato