Il sogno e la realtà di Enzo Cucchi
Rappresentazioni pittoriche del contemporaneo a Venezia, Palazzo Correr
Venezia, al Museo Correr, «Cos"è
che abita il sogno di Enzo Cucchi?
La realtà.» E se un asino vola
o un treno diventa il ramo di
un albero per poi tornare a essere
un treno, se un orecchio appare
in un campo di grano, grande, solitario,
staccato, tutto questo non
appartiene a un pensiero allucinato,
mistico o folle. L"occhio profondo
dell"artista immette nelle
sue storie presenze e corpi sottratti
al mondo reale, li mostra come
fossero rivelazioni, con la semplice
necessità di presentare immagini.
Enzo Cucchi guarda avidamente,
consuma la tensione degli
oggetti fisici e l"amplifica attraverso
le loro stesse forme che, dilatate,
diventano apparenze di un universo
diverso. I suoi segni, i suoi
colori acquistano vita attraverso
un tempo che non si è mai fermato
e che si ripete nell"iperbole delle
prospettive e della storia. Disegno
e pittura sono tecniche che
non subiscono la logica delle gerarchie,
così come la scultura è
parte di una visione ampia che
stringe in una sola rappresentazione
l"originale intuizione di
Cucchi, in una fugace ma salda
appropriazione del vero. Enzo
Cucchi nasce nel 1949 a Morro
D"Alba (Ancona). Pittore autodidatta,
riceve già nei primi anni di
attività numerosi riconoscimenti,
sebbene all"epoca i suoi interessi
siano maggiormente orientati verso
la poesia, come testimoniano i
frequenti incontri con il poeta Mino
De Angelis, della rivista Tau.
La piccola casa editrice La Nuova
Foglio di Macerata - che pubblica
scritti di artisti, tra cui il
suo Il veleno è stato sollevato e
trasportato, 1976 - è il tramite attraverso
il quale conosce Achille
Bonito Oliva, che giocherà un
ruolo fondamentale nella sua carriera.
Frequenti viaggi a Roma a
metà degli anni"70 risvegliano in
lui l"interesse per l"arte visiva: ad
essa si dedica completamente, accantonando
la poesia, dopo il trasferimento
nella Capitale. Qui entra
in contatto con diversi artisti
come Sandro Chia, Francesco
Clemente, Mimmo Paladino e Nicola
de Maria, con cui comincia
a lavorare a stretto contatto stabilendo
un forte rapporto intellettuale.
Achille Bonito Oliva è il
primo a individuare questa nuova
generazione di artisti italiani
degli anni"70 come gruppo e conia
per loro il temine Transavanguardia
(apparso per la prima
volta nella rivista "Flash Art", n°
92-93 del 1979). La nascita ufficiale
della Transavanguardia avviene
alla Biennale di Venezia del
1980. Il termine vuole indicare
l"arte di questa nuova generazione
in seguito e in opposizione a
quella che era stata l" Avanguardia
degli anni"60. Questi artisti
non cercano più di creare disagio
nello spettatore con tutti i mezzi
possibili e di spingerlo ad andare
oltre l"opera per comprenderla
appieno. Non seguono quell"incessante
ricerca di novità che non
consentiva alcuna considerazione
delle tradizioni del passato né di
escogitare un linguaggio con cui
affermare i propri orientamenti,
in opposizione al sistema politico
o di potere dominante e a valori
sociali decrepiti. I membri della
Transavanguardia possono non
avere nulla in comune (eccezion
fatta, ovviamente, per il paese
d"origine) dal momento che ogni
artista ha un proprio metodo di
lavoro e non ci sono regole né forme
espressive obbligatorie. Ciò
nonostante possiamo trovare elementi
unificanti come, ad esempio,
i motivi d"ispirazione tratti
da una realtà possibile e l"uso libero
di passato e presente senza
preclusioni ma con riferimenti
aperti a tutte le direzioni, senza
costrizioni od obblighi di inventare
qualcosa di nuovo. Ogni artista
ha trovato autonomamente a
propria strada per creare immagini/
opere come cifre di un sistema
simbolico aperto, enigmi con una
o più soluzioni. Cucchi radicalizza
la pratica pittorica, prendendo
la pittura come opportunità per
accumulare e combinare diversi
elementi, figurativi e astratti,
espliciti e allusivi. Sviluppa un
suo codice simbolico con forme
suggestive per lo più legate in
qualche modo al paesaggio, alle
leggende e alle tradizioni della
sua zona d"origine, ma che si
esprimono anche attraverso una
straordinaria ricchezza di colori.
Ecco che dunque alcune opere
possono evocare antichi miti e
leggende, ma Cucchi li usa solo
per esprimere sue sensazioni e immaginazioni.
L"artista trae forza
evocativa dalla natura, dalla storia
e dalla cultura, che mostra in
giocosa relazione col mondo attuale,
usando "simboli" come un
treno o un transatlantico e impiegando
il colore come idea, espansione
e gesto piuttosto che come
sensazione pittorica. Cucchi concede
alla sua immagine totale libertà
di movimento in tutte le direzioni.
Evocando stupore e confusione,
l"artista non mira a classificare,
valutare o dimostrare qualcosa:
al contrario, il suo linguaggio
pittorico può piuttosto essere
posto in relazione solo con i suoi
desideri, sogni e speranze, mentre
nello stesso tempo si confronta
con lo slancio verso l"anonimato
e l"impersonalità. Le sue opere sono
spesso accompagnate da poesie,
alcune delle quali sono state
pubblicate.
Alla fine degli anni"70, i lavori
più originali di Cucchi si stagliano
potentemente in una scena dominata
dall"arte concettuale. Mario
Diacono, critico e mercante
d"arte, crede in lui ed espone sue
opere in Italia e negli Stati Uniti.
Dal 1979 Cucchi instaura un rapporto
di collaborazione con il gallerista
modenese Emilio Mazzoli,
tra il 1981 e il 1985 con Gian Enzo
Sperone, che espone spesso i
suoi lavori nelle gallerie di Roma
e New York, e, dal 1981, con Bruno
Bischofberger a Zurigo, che lo
rappresenta tuttora. Mentre il
suo espressionismo sperimentale
si afferma sulla scena internazionale,
egli inizia ad ampliare la
gamma delle tecniche dipingendo
o disegnando direttamente su muro,
utilizzando ceramica, mosaico
o immagini dipinte come parti
di sculture o attraverso la libera
creazione di installazioni. Dall"inizio
degli anni"80, i riconoscimenti
internazionali si susseguono. A
parte le numerose esposizioni del
gruppo della Transavanguardia,
gli vengono dedicate mostre monografiche
in gallerie, musei e
spazi culturali di tutto il mondo.
Esegue sculture all"aperto per il
Brueglinger Park di Basilea nel
1984, per il Louisiana Museum di
Humblebaek in Danimerca nel
1985, una fontana per il giardino
del Museo d"Arte Contemporanea
Luigi Pecci di Prato nel 1988
e la Fontana d"Italia alla York
University di Toronto. Tra il
1992 e il 1994 collabora con l"architetto
Mario Botta alla costruzione
della cappella sul Monte
Tamaro, vicino a Lugano (Svizzera),
dove progetta gli interni della
struttura, in particolare l"altare
maggiore e la decorazione murale
per l"abside e la navata. Intrattiene
uno stretto rapporto e un
proficuo scambio con poeti e
scrittori come Paolo Volponi,
Goffredo Parise, Giovanni Testori,
Ruggero Guarini, Alberto
Boatto e Paul Evangelisti: lui illustra
loro libri e loro scrivono sulla
sua arte. Attivo anche nel campo
della scenografia, disegna costumi
e scene per produzioni come
La Bottega Fantastica di Rossini
e Respighi al Rossini Opera
Festival di Pesaro e Penthesilea
di Heinrich von Kleist, entrambi
nel 1986, Tosca di Puccini al Teatro
dell"Opera di Roma, dal 1990
al 1991, Funeral of the Moon di
Pennisi a Ghibellina nel 1991 e
un adattamento dell" Elogio della
follia di Erasmo nel 1992. Nel
1996 disegna il sipario per il Teatro
la Fenice a Senigallia. Oggi
Enzo Cucchi vive e lavora a Roma
e ad Ancona.