Tutti al Zogo de l'Oca
A Mirano, la Fiera ed il Gioco in piazza
Due giorni di divertimento ed incontri
C’era una volta uno strano gioco...
Fra non molto la presentazione
del «Zogo de l’Oca in Piazza
» a Mirano, dovrà iniziare in
questo modo. Eh sì, perché, quasi
senza rendersene conto, la celebre
manifestazione sta per tagliare
il rispettabile traguardo dei dieci
anni di vita. Anche il calendario
ha voluto partecipare alle celebrazioni
per questo importante
anniversario: quest’anno, infatti,
il secondo fine settimana di novembre
coincide proprio con l’11
novembre, festa di San Martino.
Festa da cui tutto ebbe principio,
ben prima di dieci anni fa...
Sabato 10 novembre ore 15.30.
Apertura «Fiera de l’Oca» con
l’Ocaria (ingresso libero).
Ore 16.00, Inizio spettacoli con
attori di strada: I Musici, Il teatro
dei burattini Saltimbanco, giocolieri,
attori di strada Mostra di
oche vive. Gioco dell’Oca per
bambini (potranno partecipare tutti
i bimbi presenti). Ore 18.00 Elezione
di Miss Oca. Tra i migliori
esemplari di oche in esposizione,
di almeno 20 razze diverse, il pubblico,
tra 4 pennuti preselezionati
dagli esperti, eleggerà la più bella:
Miss Oca.
Domenica 11 novembre, ore 9.30.
Riapertura «Fiera de l’Oca» con
«L’Ocaria» (mercato e spettacoli
di strada). Ore 11.00: La Cuccagnata,
pregioco per l’assegnazione
dell’ordine di partenza. Ore
15.00: Sfilata dei figuranti e
Zogo de l’Oca in Piazza.
L’entrata è a pagamento.
La Fiera ed il Zogo
Nel 2003, grazie ad un lungo e
scrupoloso lavoro di ricerca storica
e culturale della Pro Loco Mirano,
sulle «Fiere e mercati»
del’900 e finanziato dalla Regione
Veneto, dal Ministero delle Infrastrutture
e dall’Unione Europea,
per valorizzare il legame storico
e culturale tra la Provincia di
Venezia e la Slovenia, si è riusciti
a dar vita alla ricostruzione storica
della Fiera de l’Oca. Una Fiera,
dove sotto le tipiche bancarelle
in legno dai grandi teli bianchi,
gentili signore, in costumi d’epoca,
vendono prodotti gastronomici
a base d’oca od oggetti raffiguranti
o riportanti l’immagine dell’oca,
mentre attori, comparse e
figuranti animano le vie del centro
storico. Oltrepassando il portale
di via XX Settembre, che come
un sipario si apre sulla scena
teatrale, si entra in un paese di
cento anni fa, il quale sta vivendo
la sua Fiera, gremita di bancarelle
e dei prodotti più strani. Banchi
per i golosi con leccornie a base
d’oca: patè, salami, salsicce e
altri che propongono grembiuloni
da cucina, cappellini, magliette,
canovacci e tovagliette tutti
con stampata o ricamata l’oca.
In altre bancarelle si possono trovare
giochi, grafiche, manifesti,
cartoline, tutti disegnati in esclusiva
per la manifestazione. Ragazze
e bambini con gli affascinanti
abiti e cappellini d’epoca offrono
le oche, le ochette e gli oconi più
strani: di legno, di terracotta, di
tessuto; poi lavagne, cornici, scatole,
tutto sempre e solo con l’oca.
Per preparare una tavola un
po’ diversa, per ricevere ospiti ed
amici, si possono acquistare tovaglie
e tovagliette con le oche ma
soprattutto i piatti, le tazze e le
tazzine appositamente prodotte
per l’occasione con superbe oche
bianche. Tra i banchi gastronomici
quello della delegazione del
«Consorzio di tutela del salame
d’oca di Mortara», patria delle
oche, con il classico salame cotto
nel grasso di suino e con il meno
conosciuto, ma forse più importante,
‘salame ecumenico’ detto
anche ‘salame della pace’, unico
salume che può essere consumato
dai fedeli delle tre grandi religioni
monoteiste. E’ un salame crudo
contenente carne magra e poco
grasso tutto esclusivamente
d’oca (tagliato rigorosamente a
coltello, secondo regole volute
dalle religioni e insaccato in pelle
d’oca poi cucita a mano). Ai banchi
di Palmanova si possono acquistare
il petto d’oca, lo speck
affumicato, il patè per i crostini
più golosi, il prosciutto cotto da
degustare tagliato a listarelle su
un’insalatina di spinacini crudi e
pinoli o servito con una grattugiata
di rafano fresco e una goccia
di aceto balsamico. Sempre da
Palmanova arrivano le raffinatezze
da cucina francese: il fegato
d’oca affumicato e la delizia delle
delizie il fegato grasso fresco, con
il suo caratteristico profumo di
vaniglia, da assaporare tagliato a
fette spesse saltate nel burro in
padella. La storia. Nel 1998 Roberto
Gallorini, Presidente della
Pro Loco di Mirano, ideò il grande
«Zogo de l’Oca in Piazza», riportando
il gioco di Carlo Preti
su 63 grandi tavole (di 2 metri
per 2), rialzate 80 cm. da terra,
che disposte attorno all’ovale della
piazza formano una grande
passerella colorata di circa 130
metri. La manifestazione è stata
ambientata alla fine del secolo
scorso, ricostruendo una festa di
un paese di campagna all’inizio
del’900 con i costumi e la scenografia
relativi. Attorno all’ovale
costituito dalle caselle, vengono
innalzate ampie tribune su i quattro
lati della Piazza formando così
un anfiteatro. Le case prospicenti
la Piazza e le viuzze circostanti
e le tribune stesse vengono
addobbate con bandiere e stendardi,
insegne e cartelloni del tempo
passato. Al ‘zogo’ partecipano
sei squadre in rappresentanza
delle cinque frazioni di Mirano
(Ballò, Campocroce, Scaltenigo,
Vetrego, Zianigo) e del capoluogo
stesso. I costumi dei componenti
sono stati ricavati da vecchie
stampe d’epoca. Sono tutti
uguali di foggia ma si distinguono
per il colore diverso della fascia
e delle calze: verde per la
squadra di Zianigo, giallo per
Campocroce, arancione per Scaltenigo,
rosso per Ballò, blu per
Vetrego e azzurro per Mirano.
Ogni squadra è composta da dieci
elementi, di cui un capitano
che lancia i dadi, un alfiere che
sposta la pedina e otto giocatori
che intervengono per superare le
‘prove’ richieste dalle caselle. Le
squadre, da una casella all’altra
avanzano, retrocedono, pagano
pegno, all’insegna della più pura
e divertente competizione. La
squadra più abile, ma anche dotata
di un fortunato lanciatore di
dadi, conquisterà il premio «L’Oca
dell’anno» ed una vincita in denaro
da devolvere ad una associazione
benefica o sportiva.
L'autunno ha voglia di fare festa
Autunno di sole, con i migliori
auspici per le sagre e gli appuntamenti
festosi che caratterizzano
la provincia di Venezia.
Come di consueto, novembre
è infatti il mese delle
feste caratteristiche che coinvolgono
piazze, mercati, vie e
piazze. Il Carnet degli eventi,
dedicato alle feste del veneziano,
non poteva mancare all’appuntamento.
La consueta
rassegna degli eventi si apre
con una delle feste più attese
dell’anno: da non perdere, infatti,
il «Zogo de l’Oca» in
Piazza a Mirano, quando la
bella cittadina del veneziano
veste le vie e le piazze come in
una fiera dei primi Novecento.
A proposito di fiere del
passato, una delle più antiche
del Veneto è sicuramente la
«Fiera delle Oche e degli Stivali
» di Portogruaro. Altro
appuntamento da non mancare,
all’insegna del vino buono
e dei prodotti tipici, festeggiando
l’autunno. Giorni che
coincidono con «l’estate di
San Martino», quando il sole
riscalda giorni di festa che ritornano
da secoli. Ed ecco le
sagre di San Martino, come
quella di Torre di Mosto o le
rassegne dedicate al vino nuovo
e al Novello, che caratterizzano
il Veneto Orientale.
A Scorzè si festeggia, invece,
un altro prodotto tipico del
Veneto: il radicchio rosso.
Ma gli appuntamenti non finiscono
qui. A Mestre ci sono i
fumetti, a Venezia il concerto
di De Gregori, perchè l’autunno
ha voglia di fare festa.
Aldo Trivellato