Le alchimie veneziane
Un viaggio nell’arte di Valeria D’Arbela
Valeria D'Arbela, ´Alchimie Veneziane ', Venezia, Ca' Pesaro - Galleria
Internazionale d'Arte Moderna. Fino al 27 aprile. Oltre 30 lavori tra dipinti
e opere grafiche incentrate sul tema della città lagunare, tratteggiano
il percorso umano e poetico di Valeria D'Arbela. Fiorentina di nascita,
Valeria si trasferisce bambina a Venezia, nel 1937 rimanendovi fino al 1962,
quando passa a Milano e poi, nel'76, a Roma, ove resterà fino alla
morte, ma è Venezia a segnarla profondamente. Qui si forma, inserendosi
giovanissima nel vivace dibattito artistico e culturale della città,
e Venezia resterà un soggetto ricorrente nei suoi lavori, pur nel
mutare di accenti e di significati. All'inizio è la città
vissuta, scoperta e amata - dove Valeria acquista coscienza di sÉ poi diviene
città della memoria, abitata da fantasmi, rifugio di ricordi e poi
ancora città generatrice di sogni. Gli anni passati a Venezia coincidono
con l'infanzia, l'adolescenza e la prima maturità. Qui ha modo di
conoscere l'opera di artisti come Campigli, Morandi, De Pisis, Casorati,
Sironi, Scipione, Vedova, Santomaso, Pizzinato e poi Pio Semeghini, Carlo
Dalla Zorza, Mario Vellani Marchi... Quindicenne, nel dicembre del 1945,
presenta al pubblico i suoi lavori in una clamorosa mostra personale organizzata
dal Centro Giovanile di Unità della Cultura, meglio noto come Arco,
promotore di iniziative interdisciplinari con un taglio `democratico' e
aperto. Ai fantasmi letterari e onirici della prima fase, segue una spiccata
caratterizzazione espressionista; aderisce poi negli anni '50 al realismo
e inizia a privilegiare la china. Di questa fase la mostra presenta alcune
opere che registrano una realtà di povertà e di duro lavoro.
Ma Venezia ispira anche paesaggi notturni e una ricerca espressiva libera
e surreale. Dopo il trasferimento a Milano, Venezia rimane un riferimento
se possibile ancor più sostanziale, come in Addio a Venezia (1973)
in cui convivono simboli e luoghi reali, trasfigurati dal ricordo; dal '76
si stabilisce a Roma e anche qui, dagli anni Ottanta, ripropone con forza
la visione della città lagunare, riflessa nella mente nel flusso
dei ricordi, raccontata con innumerevoli segni dinamici e inquieti. In queste
opere, caratterizzate da un'atmosfera magica e onirica, Valeria come un
alchimista trasforma continuamente la città, la `reinventa'; è
una città che si specchia nell'acqua e si raddoppia; è una
città dall'architettura fantastica e orientale che racchiude ricordi
e genera sogni. Nelle grandi tele a olio del 2000, Valeria ripropone una
Venezia già affrontata nei lavori a china; tutto è risolto
con i bianchi e neri che mettono in rilievo la composizione formale. La
grande dimensione permette di entrare negli spazi del quadro e di perdersi
nella città, percorrendo ponti, calli, e strade vuote. Due eventi
collaterali indagheranno su alcune protagoniste femminili del mondo culturale
del secondo dopoguerra a Venezia. Entrambi gli appuntamenti sono previsti
a Ca' Pesaro, alle ore 18. Giovedì 27 marzo, Il gruppo dell'ARCO nella Venezia
del dopoguerra Incontro con Silvio Fuso,Musei Civici Veneziani; Mario Isnenghi,
Università di Venezia; Nico Stringa, Università di Venezia;
Giovanni Bianchi, Università di Padova. Coordina Marco Borghi, organizzata
dal Centrirettore Istituto Veneziano per la Storia della Resistenza e della
Società Contemporanea.