Dossier Design

Boom di visitatori al salone internazionale del mobile di Milano

Una fiera signora di quarantacinque anni

Tra le novità dell’edizione 2006, il nuovo polo fieristico di Rho disegnato da Massimiliano Fuksas. Oltre 2.400 le aziende espositrici e più di duecentomila i visitatori. E la città lombarda, palcoscenico per i giovani talenti di tutto il mondo

Era il periodo del boom economico e del miracolo italiano. Correva l’anno 1961 quando il Salone internazionale del mobile faceva il suo debutto in società. La città prescelta non poteva che essere la capitale italiana della moda e del design, Milano. Da quel giorno la fiera dell’arredamento made in Italy è diventato un appuntamento fisso e molto atteso da architetti, designer e appassionati di tutto il mondo. Per quasi mezzo secolo ha dettato le regole dell’arredare e dell’abitare. Quarantacinque anni, per l’esattezza. Una signora di mezza età, elegante, raffinata. E naturalmente alla moda. La sua nuova casa? Neanche a dirlo, è avveniristica sia nelle forme che nelle tecnologie. E’una enorme vela di acciaio che porta la firma di uno degli architetti più in voga del momento e di fama internazionale, Massimiliano Fuksas, 62 anni, romano ma di origine lituana. Forse è proprio questa la novità dirompente dell’edizione 2006 del Salone del Mobile. Fatti i bagagli, la fiera si è spostata dagli storici quartieri della Campionaria al nuovo polo fieristico di Rho-Pero, alle porte della metropoli lombarda. Oltre 200 mila metri quadrati di superficie espositiva divisa su due livelli, dove hanno trovato posto numerosi reparti: il Salone del Complemento d’Arredo, Eurocucina, Eimu, Salone Satellite, Salone internazionale del bagno e Sasmil. “Il nuovo spazio”, dice il professore espositrici e Vanni Pasca Raymondi commentando la maxi-opera di Fuksas, “è concepita come un grande passeggiata da un lato all’altro della struttura su due elevazioni”. “E’ un’opera mastodontica che fa rotta verso il futuro e che segna anche un record nei tempi di realizzazione: appena due anni”, rivela Pasca con un po’di stupore e un pizzico di compiacimento nel notare che ci sono delle eccezioni ai tempi biblici delle grandi opere. La struttura, poi, è stata studiata in modo tale da permettere a tutti gli espositori la massima visibilità. Con questa ventata di modernità e funzionalità, il Salone del mobile 2006 è iniziato bene. E la conclusione non è stata da meno. Una conferma arriva dai numeri: oltre 2.400 aziende espositrici per un pubblico di duecentomila e passa visitatori e quattromila giornalisti accreditati. D’altronde, negli anni, il Salone è riuscito ad accaparrarsi il primo posto tra le manifestazioni di design in Italia. E non è escluso che abbia scalato la vetta anche di quelli internazionali. L’attenzione degli addetti ai lavori di tutti il mondo è polarizzata per una settimana all’anno su Milano che in quei giorni si trasforma in capitale mondiale del design. Il giro di denaro che riesce a smuovere non è calcolabile. Ciò che è certo è che si tratta di un grosso volume d’affari. E poi è un catalizzatore di stili e tendenze, di tecnologie e materiali. “Quest’anno”, fa notare Pasca Raymondi attento osservatore del Salone del Mobile, “c’è stato un forte aumento di partecipanti e visitatori. Dopo un periodo di stasi, la ripresa dell’affluenza può essere interpretata come una ripresa economica del settore”. Un’osservazione che fa intuire che l’industria italiana del design ha in serbo ancora tante sorprese. Sarà forse il recente ingresso di Luca Cordero di Montezemolo, presidente degli industriali italiani, nel mondo del design? Di sicuro c’è che il design made in Italy ha nel mondo una fama già consolidata. Ma, come dire, non c’è mai fine al meglio… Delle belle, intanto, se ne sono viste anche tra i giovani. Non bisogna dimenticare che dietro ogni mobile o oggetto, si muovono delle “mani intelligenti” e una “fantasia galoppante”. I giovani designer hanno la possibilità di muovere i primi passi al Salone, nelle manifestazione parallele, come il “Salone Satellite” e i “Fuori Salone”. Un modo per fare vedere i primi progetti a un grande pubblico, ma anche per confrontarsi con i coetanei e i “grandi”. Milano ha un forte appeal sui talenti. Ogni anno arrivano giovani da tutto il mondo: significante l’afflusso dall’Est europeo e dall’Asia. Ariprova del fatto che il Design week che ha come palcoscenico l’intera Milano può rappresentare un trampolino di lancio d’eccezione. Tutto il capoluogo lombardo, infatti, si trasforma in un’esposizione itinerante. “Ci sono interi quartieri di Milano (in particolare zone 5 e 6, ndr) che vengono letteralmente invase da giovani designer”, racconta Pasca. Che prosegue: “Ogni spazio è buono per essere affittato e trasformato un luogo dove esporre”. La città brulica di gente, designer e curiosi. “E’ come andare il sabato sera ai Candelai di Palermo”, dice Pasca per rendere l’idea quante persone calcano le strade di Milano in quei giorni. Ma poi chi premia i progetti dei giovani? “Una parte delle cose nuove che si vedono durante la manifestazione e le stravaganze ideate dai giovani”, risponde Pasca, “vengono acquistate per arredare alberghi, discoteche e locali notturni”. Insomma, ogni anno i designer aspettano con ansia questo momento meneghino. Ma è un amore corrisposto, perché Milano si prepara all’evento con altrettanta dovizia. Tutto è studiato nei minimi particolari per ricevere questo esercito di designer: dai parcheggi ai trasporti, dalla ricettività alberghiera alla ristorazione, dall’immagine alla comunicazione. Ma per quest’anno la festa è finita e tutti sono tornati nelle proprie case con qualche idea in più per arredarle. Per i designer, invece, c’è un anno di tempo per progettare, inventare e creare. E poi? Di nuovo tutti a Milano per il quarantaseiesimo compleanno della signora dell’arredamento.