I progetti di 17 designer in giro per Milano dentro un’ape
Il made in Sicily in viaggio su un tre ruote
Venti esempi di creatività dal gruppo palermitano “q q t unci”. I
materiali usati? Tutti di uso comune come sughero, vetro e plastica.
Ma anche oggetti ready-made sui quali far giocare la fantasia…
Il design moderno non è solo hightech. L’arredamento degli ambienti del
futuro passa anche per il riciclo e per l’utilizzo di materiali poveri.
La parola d’ordine è però creatività. Lo sa bene un gruppo
di giovani siciliani che ha presentato i propri progetti al Milano Design
Week 2006, il salone internazionale del mobile che quest’anno ha festeggiato
il suo 45esimo compleanno nella nuova sede di Rho-Pero, proprio alle porte
del capoluogo lombardo. Ma le novità con l’appuntamento più atteso del
design made in Italy non finiscono qui. Nell’edizione 2006 hanno debuttato
anche i “fuori salone”, manifestazioni parallele alla fiera che si sono
snodate lungo le vie della città. Ed è proprio tra il quartiere Rho, il
Politecnico e la Triennale di Milano che è andata di scena la creatività
dei 17 designer provenienti dal corso di laurea in disegno industriale
dell’università di Palermo. Il nome del gruppo? “Q q t unci”, un’espressione
siciliana (ku ku’‘ti u’ns°i) che significa “con chi ti metti insieme?”
“con chi credi di avere a che fare?”, un modo originale per sottolineare
il concetto di unità ma anche di confronto tra i professionisti del settore.
I ragazzi, tra i 21 e i 30 anni, hanno letteralmente portato un pezzo
di Sicilia alla fiera meneghina. Il loro simbolo? Un’ape, cioè “design
on the sunny side of the street”, così come gli stessi ragazzi hanno definito
la loro iniziativa. “Abbiamo acquistato un’ape”, raccontano, “l’abbiamo
smontata, modificata e riverniciata di un viola e verde sgargiante”. E
poi? Svestiti i panni di designer, hanno indossato quelli del venditore
ambulante con “abbaniate” comprese. Niente di nuovo dunque per chi vive
a Palermo, ma la reazione dei milanesi? “Abbiamo ricevuto molti complimenti”,
confessano con un pizzico d’orgoglio. E aggiungono: “La gente era incuriosita
e una volta fermi aprivamo il retro dell’ape per mostrare il nostro lavoro”.
E cioè i venti progetti che riutilizzano materiale comune per creare dei
veri e proprio oggetti di design. Insomma, un goliardico contenitore di
idee che viaggia su tre ruote. “Un virus contaminatore”, dicono dal gruppo
spiegando le loro intenzioni, “che spettacolarizza ciò che lo circonda
trasformando ogni area in uno spazio scenico, un veicolo capace di evocare
alla memoria i viaggi degli emigranti in cerca di affermazione”. Un po’
come la loro storia che parte dal desiderio di mostrare idee nuove in
una vetrina importante come la fiera di Milano. “Qui a Palermo”, ammettono,
“i giovani hanno poche possibilità di mettersi in mostra. Mancano le fiere,
gli spazi e persino i laboratori dove progettare. Da qui l’idea di fare
gruppo, mettersi insieme
e presentarsi ai ‘fuori salone’ con un’installazione itinerante”. “Oltre
all’idea di sfruttare l’immagine tipicamente meridionale dell’Ape, ognuno
di noi ha lavorato su un progetto. Non avendo a disposizione grosse tecnologie,
abbiamo optato per oggetti readymade (cioè già esistenti, ndr) e materiali
comuni”. Il resto è fantasia. Come nel caso di un tavolino in sughero
con i piedi di bottiglie di vino; di uno sgabello in vetroresina; di “effequattro”
ispirato al gioco forzaquattro, di una libreria modulare rigeneratrice
di caos o un ventilatore multidirezionale da tavolo. Ma questi sono solo
alcuni dei venti progetti ideati. “L’intento”, spiegano i ragazzi che
hanno fatto dell’unione la loro forza, “è stato quello di dimostrare che
si può essere creativi anche con un materiali poveri”. Ed è proprio il
caso di dirlo: obiettivo raggiunto. |