Dossier Design

Dalla vetrina de “La Rinascente” alla mostra di Ron Arad presentata da D&G

Il salone si sposta in città

Per una settimana tutta Milano presa d’assalto da designer, architetti, giornalisti e imprenditori. Giglia: “Un modo per avvicinare la gente al gusto per l’arte”

Per una settimana all’anno tempo a Milano viene dettato dal Salone internazionale del Mobile. Una vera e propria rivoluzione copernicana che investe l’intera città lombarda negli stessi giorni in cui va di scena l’appuntamento con l’arredamento che quest’anno ha traslocato nella nuova sede di Rho-Pero. Sono i “fuori salone”, manifestazioni parallele alla fiera e che si snodano tra le vie di Milano. Dalla periferia al centro, tutto e tutti sono in fermento. La gente, gli show-room e anche grandi magazzini. La città si trasforma in un centro di comunicazione, di scambio di idee e di prospettive. Impazzano vernissage, feste, mostre, concorsi, concerti e installazioni. Protagonisti del palcoscenico milanese sono gli architetti, i designer e gli studenti in cerca di un luogo dove affermarsi. Ma anche orde di appassionati e giornalisti che arrivano da tutto il mondo per seguire la maxi-kermesse del mobile. Uno dei cuori pulsanti dei “fuori salone” è stata “la Rinascente”, il grande centro commerciale che a Milano si trova nel cuore della metropoli, a Piazza Duomo. Con un progetto della Cibic Workshop, curato da Aldo Cibic con Tommaso Corà e Mattero Cibic, la vetrina centrale de “la Rinascente” per sette giorni si è trasformata in una redazione giornalistica con un salottino adibito per intervistare gli ospiti, perlopiù designer, produttori e giornalisti; ma anche politici, storici, imprenditori di altri settori, artisti e filosofi. I personaggi al microfono della troupe de “la Rinascente”? Tutti nomi di spicco: Victor Freydenberg (artista, designer e gallerista), Karim Rashild (designer), Eleonora Fiorano (antropologa), Fabrizio Carboncelli (direttore a perugina dell’istituto italiano di Design), Valerio Castelli (direttore della design Library di Milano), Mirko Cardini (direttore del centro di architettura canadese), Vanni Pasca (preside della facoltà di disegno industriale di Palermo), Mariuccia Casadio (critico d’arte), Cristiano Urban (architetto) e Giulio Iacchetti (designer). Le risposte degli intervistati? Quasi tutte all’unisono: più servizi all’avanguardia soprattutto nelle città e nelle metropoli. In altri t e r m i n i , design e tecnologia al servizio del pubblico. “La Rinascente ha fatto da sfondo a questa iniziativa di tipo giornalistico, ma non è la prima volta che il centro commerciale fa un’operazione del genere”, tiene a precisare Agnese Giglia, 34 anni, di Canicattì, che a Palermo sta portando a termine il dottorato di ricerca in disegno industriale con una tesi sul “Cambiamento del luogo del consumo”. “E’legata da parecchi anni al design”, spiega, “con il premio il Compasso D’Oro”. “Anche i passanti, poi, hanno avuto la possibilità di esprime la propria opinione”, avverte l’architetto Giglia. “Nelle pause tra un’intervista e l’altra ai grandi personaggi del settore”, spiega ancora, “venivano proiettati spezzoni di video sul lavoro già svolto”. Tre domande anche per i curiosi che si avvicinavano alla vetrina: “Cos’è il design per te?; Quale oggetti ami e cosa ti manca?; Cosa vorresti nella tua città?”, elenca la giovane architetto siciliana gli interrogativi posti al pubblico. E aggiunge: “I fuori salone di Milano coinvolgono tutti. Sono operazioni legate al design per educare la gente comune alla cultura dell’arte”. Sarà per questo che anche le aziende che non operano direttamente nel settore dell’arredamento, si sono messe in prima linea durante il Design Week. “Moda e ristorazione, soprattutto”, sottolinea Giglia. Come nel caso di Dolce & Gabbana. “Come quasi tutte le grandi firme del momento”, prosegue, “anche Dolce & Gabbana sta aprendo spazi culturali e che hanno a che fare con il design e con l’arte in genere”. E in occasione del Salone del Mobile, Domenico Dolce e Stefano Gabbana lo hanno fatto con un designer d’eccezione, Ron Arad di Tel-Aviv, ma ormai di adozione londinese. Tra i suoi progetti più conosciuti, la “Rover Chair” e la Lampada “Aerial”. Alcune delle opere del genio del design sono state presentatate da Dolce & Gabbana con Blo-glo, un’esposizione allestita al Metropol in viale Piave, storico teatro milanese riaperto dopo i lavori di restauro. Venticinque opere in tutto divise tra Blo-Void e Oh-Void cioè una serie di sedie colorate di alluminio smaltato e dondoli avveniristici con lastre colorate di acrilico trasparente o con listarelle di corian. Presente anche con la variante in silicone e con l’acciaio, uno dei materiali preferiti da Ron Arad. Esposto anche Lo-rez-Dolores, un tavolo e una colonna interamente rivestiti di fibre ottiche e in grado di proiettare immagini movimento. Infine, Lolita, il lampadario di cristalli Swaroski che può ricevere e leggere sms. AMilano al Design Week se ne sono viste veramente di tutti i colori. Non ultima, l’originale iniziativa di mettere agli angoli della strada, tra un concerto e un’installazione, i Luxury Garbage, cioè dei sacchi di spazzatura griffati con i marchi della moda (tra questi anche D&G) e del design. Una metafora, forse un po’provocatoria. Ma anche un dato di fatto: pure con il rifiuto si può fare arte.