Da anni nel settore dell’illuminazione, è uno dei principali esponenti dell’arte di colorare con la luce un ambiente
Un’intervista a Groppi: l’emozione della luce
Alcune domande a lui rivolte fanno capire tutto ciò che sta dietro alla produzione di un suo oggetto di design
I suoi
progetti di lampade quanto sono stati influenzati dalla scelta iniziale
della lampadina? “La lampadina è sempre stata per me un punto di riferimento.
Una collezione della nostra produzione si chiama bulbs. È un viaggio intorno
alla lampadina. La lampadina intesa come ampolla di vetro con il fuoco
dentro. La lampadina è la parte hardware del mio lavoro. Seguo sempre
con attenzione la ricerca e la produzione di nuove fonti. Sarebbe fantastico
inventare una luce senza fonte. Sarebbe fantastico anche inventare una
macchina che fa ombra.” Quale oggetto (disegnato da lei o da altri) rappresenta
l’archetipo di questo concetto? “Esiste una lampada che ho progettato
e che rappresenta per me un vero omaggio a Edison e alla sua invenzione.
Si chiama Less is Less. Less is Less è un omaggio alla sottrazione. Tutto
è tolto. Rimangono solo la lampadina, il portalampada e un cavo coassiale
sottilissimo di alimentazione. Un filo a piombo di luce.” Luce “carrozzata"
o luce invisibile? come progetta la luce e con quale sentimento? “Per
me la luce è prima di tutto emozione allo stato puro. Io lavoro con la
luce tutti i giorni. E' quasi un'ossessione. Continuo a pensare come inventare
una nuova luce, un'estetica che non c'è o una fonte rivoluzionaria. Per
questo motivo l'approccio "ricerca continua" è sicuramente il modo migliore
per descrivere il mio lavoro. Ho un rapporto con la luce e con il mio
lavoro molto personale. Non mi pongo mai il problema di come disegnare
una nuova lampada. Mi pongo invece il problema di sviluppare progetti
che possano "cambiare" qualcosa e che trasmettano energia. Normalmente
il mio stile è ridotto, evocativo, emozionale. Cerco sempre di capire
qual è la componente fondamentale progetto di un lavoro su quella concentro
tutte le mie risorse. Ultimamente sto lavorando alla ricerca di una nuova
estetica. Estetica intesa in senso etimologico, filosofico. Cerco sempre
una ragione nel mio lavoro. Nello stesso tempo non mi piace intellettualizzare
troppo il mio lavoro. Non mi piace parlare di design di designer. Sono
parole che non dico quasi mai e pertanto dentro di me non esistono. Avolte
mi piace pensare di essere uno che semplicemente fa lampade. Tutti i giorni.
APiacenza. In viale dell'Artigianato. Spesso associo il mio lavoro a quello
un musicista.”
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