Dossier Design

Il disegno industriale visto sotto l'occhio del semiotico

Quando l’oggetto ha un’anima…

Le cose non aiutano l'uomo solo nell'azione e nella conoscenza. C'è infatti un terzo aspetto, quello affettivo e sensoriale. Marrone: "Il designer è un vero e proprio progettista sociale"

I semiotica. La scienza che si occupa del significato degli oggetti non poteva trascurare quest'aspetto dei tempi moderni che incide sulla vita di tutti. Tant'è che "il ruolo del designer è quello di un vero progettista sociale, anche se talvolta può non rendersene conto". Asostenerlo è Gianfranco Marrone, docente di Semiotica alla Facoltà di Scienze della comunicazione di Palermo. Quarantasei anni, palermitano, Marrone insegna anche al Corso di laurea e al Dottorato di ricerca in Disegno industriale, a riprova dell'importanza che la sua materia ricopre per i futuri progettisti. "Il designer", spiega "è qualcosa di più di un semplice decoratore di oggetti. E si è capito anche grazie alla semiotica, disciplina che oggi per comprendere il senso sociale degli oggetti si concentra molto sul loro aspetto sensoriale, sul modo in cui essi sollecitano il nostro corpo ". Oltre a delegare sugli oggetti alcune nostre azioni (come "il mixer che mescola gli alimenti al nostro posto", esemplifica) e i saperi dell'uomo ("un dizionario o un disco"), "deleghiamo loro anche le nostre emozioni", spiega ancora Marrone. Che aggiunge: "Scarichiamo l'ansia di bruciare una torta nella spia luminosa o nel timer del forno che ci fanno sapere a che punto è la cottura". Gli oggetti, poi, sono anche in grado di suscitare emozioni. "Basta guardare la tv", sottolinea. "E' così che l'oggetto diventa soggetto", chiosa il professore. Una teoria che si trova anche tra le pagine di Donal Norman in “Emotional Design””. "In questo libro", racconta, "lo psicologo americano affronta il tema delle emozioni che scaturiscono dagli oggetti, persino da un tostapane". Attraverso il design, inoltre, si possono scoprire i cambiamenti anche minimi dei comportanti sociali: "Rispetto al passato", prosegue Marrone, "oggi i divani sono più grandi e servono per distendersi, non per sedersi. Così anche la tv prima era piccola, da spegnere alla fine di un programma. Oggi, invece, lo schermo si è allargato ed è sempre acceso per farci compagnia. Quasi ci entriamo dentro". Per un semiologo, dunque, il Salone del mobile è un momento dal quale attingere a piene mani. "La cosa che mi ha colpito di più", fa notare Marrone, "è stata la differenza tra i padiglioni tradizionali e quelli dei giovani: nel Salone Satellite le nuove proposte più di singoli oggetti, sono di situazioni, di nuove forme di esperienza, di happening". In altri termini, il design non è solo oggetti da cucina o da salotto, ma anche del modo di vivere questi luoghi.