Dossier Design

A colloquio con Pasca Raymondi, guru del settore e maestro per i giovani

Quando il design fa glamour, e viceversa…

Dal minimalismo al pop, dalle nuove tecnologie al ritorno della decorazione, le tendenze del 2006. L’invasione degli stilisti nel pianeta-arredamento. E l’immagine delle aziende siciliane come nuova frontiera per i designer emergenti

Non una, tante tendenze per il design 2006. L’invasione di campo degli stilisti nel pianeta arredamento. E la Sicilia che si avvicina al mondo del design, a passi piccoli ma veloci. Questi i punti salienti del Salone internazionale del mobile (Milano, 4- 10 aprile): parola di Vanni Pasca Raymondi, vero e proprio guru del design. Classe 1936, napoletano, Pasca è direttore del Dottorato di ricerca in disegno industriale di Palermo. “Il design nell’isola è in espansione”, spiega Pasca, “e dopo il corso di laurea triennale in design (di cui è stato presidente, ndr), a settembre partirà il biennio della specialistica”. Segno che il settore in Sicilia c’è e vuole crescere? Lo abbiamo chiesto a Pasca con il quale abbiamo anche tracciato un consuntivo del Salone del Mobile. Quali sono le prospettive per i giovani designer della Sicilia? Negli ultimi anni il visual design ha avuto un notevole sviluppo. Per gli enti pubblici, ma soprattutto per le aziende più dinamiche, quelle che, non agendo solo sul mercato locale, capiscono l’importanza della qualità della grafica. Così aziende vinicole, ma anche nautiche e altro, puntano sulla comunicazione visiva: e per l’immagine coordinata, dal logo ai cataloghi al packaging, dai poster agli stand nelle fiere, servono i designer. Ciò significa che la Sicilia è una terra fertile per il settore? C’è nuova attenzione degli imprenditori anche per il design dei prodotti, l’allestimento delle mostre e dei negozi, almeno nei settori non tradizionali. Ma un buon designer ha bisogno di confrontarsi continuamente con altri professionisti, col mondo del design, ed è necessario guardare anche fuori dell’isola. Parliamo del Salone di Milano. Qual è la tendenza per il 2006? Non c’è una sola tendenza; d’altronde il design non è come la moda che consente di variare il guardaroba ogni anno. Negli anni Novanta prevaleva il minimalismo, oggi si affianca il pop-design, oggetti colorati e forme arrotondate, e un certo ritorno alla decorazione. E molta attenzione alla tecnologia, ai nuovi materiali, ai chip (i microprocessori) e ai led (i diodi luminosi) incorporati negli oggetti, nelle cucine. Che il design faccia moda è cosa risaputa, ma come vede gli stilisti che fanno design? Da alcuni anni le grandi firme della moda (Armani, Versace) si sono affacciate sul mondo dell’dell’arredamento. Quest’anno Dolce & Gabbana ha presentato, con una grande festa, progetti del designer Ron Arad. Sta cambiando l’approccio, prima erano gli stilisti a firmare, oggi si appoggiano a designer- professionisti. Qual è il ruolo dei “fuori salone” che si snodano lungo le vie di Milano? La settimana del design non investe solo la fiera, ma tutta Milano. Le aziende organizzano eventi nei propri show room, i giovani di tutto il mondo espongono in luoghi impensabili, come ex fabbriche, frequentati dalla stampa internazionale e dagli industriali. Nelle vetrine della Rinascente, davanti ai passanti, si svolgevano interviste dal vivo a personalità del design. E un gruppo di studenti di Palermo ha ridisegnato un’Ape per girare per la città a mostrare i propri progetti. Il design made in Italy in che prospettiva si colloca nell’economia del paese? La forte affluenza al Salone 2006 testimonia una ripresa del settore, oggi visto da politici ed economisti come centrale nel made in Italy. Un fenomeno degli ultimi anni, di cui è difficile prevedere gli effetti, è l’acquisizione di aziende storiche da parte di finanziarie: Cassina, Frau, Cappellini, Thonet, Gufram e Alias, da parte di Charme, la finanziaria della famiglia Montezemolo. Ma anche B&B Italia da parte di Opera. L’ipotesi è quella di un rilancio sui mercati internazionali, con i notevoli capitali a ciò necessari.