GRANA PADANO E PARMIGIANO REGGIANO DIMINUIRE LE PRODUZIONI PER IL RILANCIO
Il mondo del latte nel 2006 secondo Zilocchi, presidente dell’Ama

"Il momento di transizione del comparto del latte, pronto ad abbracciare il regime del disaccoppiamento a partire dal prossimo 1° aprile, non fa presagire nulla di buono, a meno che non si trovino altre soluzioni per rivitalizzare l'intero settore lattiero-caseario, con particolare riferimento ai due formaggi Dop, che si producono nella nostra provincia". Il presidente dell'Associazione Mantovana Allevatori, Alberto Zilocchi, invita a trovare provvedimenti rapidi per togliere il sistema-latte dall'apnea in cui si trova a vivere. Presidente, qual è lo scenario attuale della filiera lattiero-casearia? "La situazione è preoccupante. L'accordo regionale sul prezzo del latte sono ormai oltre due anni e mezzo che non trova sbocchi. I costi di produzione per gli allevatori sono aumentati del 10- 15 per cento. In più, è scattata anche la corsa alle quote". È l'effetto del disaccoppiamento in vista? "Indubbiamente sì. Da alcuni mesi gli allevatori stanno acquistando un numero sempre maggiore di quote, per avere un "monte-titoli" più alto in vista dei premi Pac, che potranno incassare negli anni a venire, indipendentemente alla reale produzione di latte". Significa allora che dal 1° aprile del 2006 è possibile un calo nella produzione del latte? "E' molto probabile e questo potrebbe dare una scossa positiva sui prezzi". Quali soluzioni propone per riportare i prezzi del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano ai livelli di qualche anno fa? "Bisogna trovare una cura adeguata, partendo dalla diagnosi giusta. alcuni sostengono che la crisi è dovuta dalla situazione del mercato: quando l'offerta è molta, i prezzi scendono. E in effetti le difficoltà, per lo meno del Grana Padano, sono iniziate quando è aumentata la produzione. Ma vi è anche chi denuncia ma mancanza di autocontrollo nella produzione di latte e nell'offerta da parte di caseifici e latterie. Quanto sostengono questa tesi propongono regole nuove per la marchiatura, maggiori investimenti pubblicitari, maggiori controlli, anche per evitare fenomeni di agropirateria, con i vari Parmesan ai simil-grana. Probabilmente riducendo la produzione si "alleggerisce" il mercato e si potrà respirare un po' di più". La riduzione è realizzabile? "Sì, anche se non sarà facile. Gli allevatori e le latterie hanno dei trend da rispettare, costituiti dal rapporto ottimale fra costo e produzione. Un caseificio per non andare in perdita dovrebbe trasformare circa 300mila quintali di latte all'anno per il Grana Padano, poco più di 100mila se trasforma a Parmigiano Reggiano. E chissà, se i caseifici avessero maggiori rapporti con la grande distribuzione e con il consumatore finale, riuscendo magari a concentrare l'offerta, avremmo eliminato un'altra possibile concausa di questo mercato al ribasso". E puntare sul mercato estero? "Sarebbe auspicabile, ma il rapporto euro/dollaro al momento ci sta penalizzando. Basterebbe, per avere un po' di ossigeno, iniziare a far conoscere questi due formaggi a tutta Italia: in alcune zone della Penisola non arrivano nemmeno".