CARNI BOVINE E “TAVOLI DI FILIERA”

Le conquiste del settore primario in campo tecnologico, meccanico, genetico, informatico e produttivo, la stessa tipicità dei prodotti, etichettatura, rintracciabilità, ecc. sono penalizzate dal mercato, dove le componenti della filiera, diverse dall'agricoltura, giocano un ruolo dominante. Tra i tanti problemi che assillano l'agricoltura, quello che più di altri determina la crisi attuale si riconduce al mercato. Basta andare con il pensiero ai bollettini dei prezzi dei suini, formaggi, cereali, frutta, pomodoro, ecc per averne una conferma preoccupante. Nei fatti la crisi di mercato vuol dire per l'agricoltura subire, a monte, i prezzi dei fattori produttivi e, a valle, quelli delle derrate immesse sul mercato. Le responsabilità di una tale situazione sono duplici, i ritardi del settore primario in materia di organizzazione economica, cooperative, associazioni di prodotto, accordi di filiera, ecc; il ruolo dominante dell'agrindustria e GdO, resa più forte quest'ultima per l'egemonia che esercita nel campo della distribuzione. In un contesto come questo più volte denunciato, ma non ancora corretto, fa piacere apprendere che il Mipaf ha emesso un decreto legislativo (102/05) per dare vita ai "tavoli di filiera", per incoraggiare un nuovo sistema di relazioni di mercato, dove l'agricoltura possa giocare alla pari sui temi del conferimento dei prodotti e su quello dei prezzi. E' il caso di dire finalmente, anche se il tempo trascorso, quello che ha portato al degrado delle relazioni di mercato a danno della componente agricola, non può essere giustificato, per le conseguenze che ha avuto sui ricavi degli agricoltori. Secondo l'ISMEA -7,7% nei primi sei mesi del 2005, e -13% rispetto al 2004. La chiusura delle stalle, la perdita di 1/3 del patrimonio zootecnico nazionale da 9 milioni a poco più di 6 milioni di bovini in 10 anni, si spiega con la caduta dei redditi sempre meno compensati dagli aiuti UE e indirettamente incoraggiati dalla decisione di adottare il disaccoppiamento dalla produzione. Ed è proprio questo retaggio che andrà a pesare negativamente sulla organizzazione e sul funzionamento dei "tavoli", visto che restano poco chiari i candidati alla partecipazione, organizzazioni sindacali, organizzazioni economiche, i ruoli che ognuno di essi potrà giocare. Tuttavia un elemento di speranza sulla possibilità di riuscita arriva dal "Forum", organizzato dalla Federalimentare, dove il Presidente Montelera, riconoscendo che l'impoverimento della produzione nazionale di derrate nuoce all'agrindustria che ne assorbe il 70%, ha detto che non è più tempo di litigi ma si deve avviare un confronto costruttivo di tutte le componenti del sistema, per costruire insieme l'agroalimentare del domani. Il Presidente della Confindustria Montenzemolo, correggendo precedenti prese di posizione sull'agricoltura europea e nazionale, ha sottolineato l'importanza di un settore primario innovativo e il decisivo ruolo dell'associazionismo. Il Presidente della Confagricoltura Vecchioni, ha detto di convenire sull'istituzione dei "tavoli di filiera" ricordando che i decreti non bastano. Il processo deve avvenire seguendo un percorso economico e perciò bisogna avviare un confronto anche con la distribuzione per una più equilibrata ripartizione del valore aggiunto lungo la filiera. Per il Ministro del Mipaf Alemanno, i "tavoli di filiera" rappresentano una delle operazioni che si possono compiere sulla via della competitività e di maggiore equilibrio nei rapporti con la grande distribuzione. "Tavoli di filiera" quindi non solo rivolti al mercato delle derrate ma anche al mercato dei fattori produttivi, ai costi, che nelle previsione della Federalimentare non promettono nulla di buono. Per i prossimi 10 anni i costi sono previsti in aumento del 25% (energia, trasporti, credito, ecc) e per i prezzi un calo del 10%, solo compensati da un aumento della produzione del 2, 8%. Sugli aiuti UE, sull'integrazione di reddito dopo la riforma della Pac 2003, incombe il taglio, la riduzione ed è facile rendersi conto che l'unica ancora di salvezza per i ricavi delle aziende restano le intese di filiera, gli accordi, i contratti e come è stato sostenuto al Forum, una più equilibrata ripartizione del valore aggiunto tra le componenti. I produttori agricoli intanto devono recuperare sul piano dell'organizzazione economica, camminare con decisione per partecipare ai "tavoli di filiera" con la consapevolezza di rappresentare il più alto numero possibile di produttori e quindi di poter esercitare un ruolo decisionale, paritario rispetto alle altre componenti. Le cooperative mantovane, le associazioni di prodotto realizzate e quelle in corso di realizzazione, devono essere portate a compimento con sollecitudine e determinazione. I produttori di carne bovina, mantovani (154 mila capi di cui 100 mila fanno capo al consorzio carni bovine DOC) dal canto loro aggiungono che non è venuta meno l'importanza di una promozione cogestita dalle filiere, correggendo un andamento che li ha esclusi o quasi dalla gestione dei fondi UE, così come risottolineano l'incongruenza di devolvere gli aiuti speciali UE (enveloppe) ad allevatori che operano nell'ambito di organismi associativi per i quali le istituzioni non dimostrano di aver proceduto ad attente verifiche sul rispetto delle regole, per cui restano dubbi sulla qualità e salubrità delle carni prodotte e immesse sul mercato. Anomalie che vanno segnalate , auspicando che vengano corrette da chi di dovere a dimostrazione che la burocrazia non è sorda e che la preoccupazione di aiutare chi fatica, chi lo fa con onesta e professionalità, resta una preoccupazione centrale.